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Quel ponte crollato su Genova

17 agosto 2018 101 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Una prima responsabilità della immane carneficina, al momento 35 morti e moltissimi feriti, dovuta al crollo del Ponte Morandi dell’A10 a Genova, in prossimità di Sampierdarena, deve essere cercata negli errori della società Autostrade che aveva il compito della manutenzione e che solo pochi anni fa nel corso di un dibattito svoltosi nel capoluogo ligure aveva sostenuto: “Il ponte Morandi potrebbe star su altri cento anni, con la manutenzione adeguata”. Cos’é accaduto? Perché ë crollato? Quale manutenzione é stata o non é stata fatta? Comodo investire sulle autostrade, puntare a guadagni anche leciti, aumentare il costo dei pedaggi, e poi lasciare in condizioni evidentemente critiche e pericolose una struttura fondamentale nel pieno centro di una città.

La seconda responsabilità, sia pure politica, é dei comitati No Gronda. Figurarsi se poteva mancare un altro comitato del no a un’opera pubblica, anzi a un insieme di infrastrutture che avrebbero dovuto sostituire parte di quelle esistenti in una città particolare come Genova, stretta tra monti e mare e costretta ad accavallare le sue strade e i suoi ponti. Il nuovo tracciato autostradale di 61 chilometri dovrà rappresentare la nuova autostrada che attraverso Genova collegherà l’A26 all’A10, con andamento prevalentemente sotterraneo, 23 gallerie e 13 nuovi viadotti. Sul ponte Morandi si é aperta la sfida. Abbatterlo e ricostruirlo oppure semplicemente ristrutturarlo? Il movimento No Gronda, composto e appoggiato dai Cinque stelle, e che contesta l’insieme dell’opera ha scritto: “Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del ponte Morandi, come ha fatto da ultimo anche l’ex presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la relazione conclusiva del dibattito pubblico presentato da Autostrade”. Da restare di stucco dopo la strage. Una profezia tragicamente e irresponsabilmente smentita.

Ma chi sono questi pazzi che si battono contro le opere pubbliche? Chi sono questi cultori del no che hanno invaso il paese, senza prendere atto dei dati scientifici e affidandosi all’umore di chi non vuole cantieri dinnanzi a casa. Sono gli stessi che marciano in Piemonte contro la ferrovia ad alta velocità, gli stessi che non vogliono un gasdotto fondamentale per l’Italia e l’Europa che non intende dipendere da Putin. Ma costoro forse vogliono proprio dipendere dal nuovo zar. Sono gli stessi che hanno buttato nell’immondezzaio l’accordo sull’Ilva che il ministro Calenda riuscì a concertare. Sono gli stessi che vogliono i vaccini non obbligatori. Il tema é inquietante. E attiene al rapporto tra progresso scientifico e tecnologico e politica. Se i no-tutto vogliono continuare a procedere verso la decrescita felice, cioè in un mondo bucolico di trecento anni fa che precedeva la rivoluzione industriale, se non vogliono strade, autostrade, ferrovie, gasdotti, fabbriche, gli italiani presto o tardi (mi auguro il prima possibile) daranno loro un calcio in culo.

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