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L’Italia alla rovescia

20 agosto 2018 100 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Rimpiango i vecchi, smunti, canuti notabili democristiani che venivano in Parlamento, subivano pesanti attacchi dalle opposizioni e non muovevano un ciglio. D’altronde l’opposizione non la conoscevano, sapevano solo governare, bene o male. Ma conoscevano una regola democratica essenziale e cioè quella della divisione dei ruoli. Chi governa deve rispettare la minoranza e non reagire mai. Neppure alle aggressioni. Le parole spettano all’opposizione, alla maggioranza competono i fatti. L’Italia che va a rovescio ha capovolto anche questa sostanziale differenza. Oggi la maggioranza aggredisce la minoranza, solo a lei spettano le parole, tutte le parole. Per i fatti c’é tempo. L’accusa che prima era rivolta al governo oggi si indirizza verso il governo di ieri, anzi verso tutti i governi del passato.

Loro, i nuovi padroni del vapore, a tutto il passato si contrappongono, forse senza nemmeno conoscerlo, scordandosi che una delle sue due componenti al governo c’è stata per quasi dieci anni. Ma quella Lega non é questa Lega, ma Bossi non é Salvini, come Savona non é quel Savona al governo con Ciampi e Moavero non é quel Moavero al governo con Monti. Pare che mai come oggi il solco tra passato e presente sia incolmabile. Gli italiani, per ora, ci credono. Tutti sono persuasi che negli ultimi cinque anni l’economia italiana sia andata in tilt anche se tutti i dati dimostrano il contrario. Tutti ritengono che le privatizzazioni, che altro non furono che il secondo tempo dell’affossamento, per via giudiziaria, della cosiddetta prima Repubblica, siano responsabilità dei vecchi partiti.

I fischi a un funerale sono una dimostrazione di inciviltà. Ma ecco il fischiato Martina giustificarli: “Dobbiamo capire il clima del paese”. E la fuggitiva Serrachiani, nota per essere stata l’unica presidente di Regione a non ripresentarsi dopo una sola legislatura convinta di perdere le elezioni, inventarsi la presenza di una claque. Il Pd é un partito che oggi nuoce gravemente all’opposizione, diviso tra Emiliano che preferisce i Cinque stelle alla Tap e Fassino che sulla Tav morirebbe. Cosi viviamo il più assurdo dei paradossi. C’è un governo, che per ora fa opposizione e un’opposizione che deve difendere i governi di ieri dagli attacchi del governo di oggi, dividendosi tra chi (parte del Pd) vorrebbe recuperare i Cinque stelle e chi (Forza Italia) vorrebbe recuperare la Lega. Non accorgendosi, che i due non hanno alcuna intenzione di essere recuperati, che hanno il vento in poppa e che hanno la capacità di trasformare una tragedia in una vittoria. E di smaltire i loro errori sulla Gronda e sulla favoletta in un trionfo, di attribuire le responsabilità a chi c’era prima di loro e di fare un processo alla rovescia ad Autostrade cominciando dalla sentenza.

Così va l’Italia alla rovescia. L’elemosina sono i 500 milioni di Autostrade, non i 25 del governo, il problema é seguire l’umore del popolo e oggi la Gronda é diventata popolare dopo il crollo del ponte Morandi. Se fino a ieri Grillo avrebbe mandato la forza pubblica per impedirla oggi si può dire di sì. Salvini ferma i migranti e se ne vanta. Ne sono arrivati da gennaio solo 19mila, ma si scorda di rivelare che fino a giugno erano 16mila, contro i 64 mila dell’anno precedente e non c’era lui al ministero, poi promette un grande piano per controllare ed eventualmente rifare tutti i ponti, tutte le strade, tutte le case. Le risorse? Domanda inutile. Si troveranno. Poi che importa. La maggioranza ha tolto la parola all’opposizione. Solo lei parla, attacca, sentenzia, col volto del povero Martina sempre più emaciato, come se fosse in croce trafitto solo perché ha chiesto da bere.

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