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La lotta ai pop corn

3 settembre 2018 87 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Notizia di ieri. Franceschini ha riunito la sua corrente e ha investito Zingaretti, capo del Lazio e unico vincitore, assieme al sindaco di Brescia, delle elezioni. Ma la vera notizia dovrebbe essere: questi non capiscono o fanno finta di non capire? Intanto per eleggere un segretario bisognerebbe convocare un congresso, ma lasciamo perdere queste quisquiglie logiche prima che statutarie. Il vero problema è che non c’è la minima consapevolezza di quel che è avvenuto e sta avvenendo. Quando un partito, come il Pd, è ridotto ai suoi minimi termini, più che dimezzato nel giro di soli quattro anni, quando lo stesso Franceschini viene battuto nel cuore dell’Emilia rossa, nella sua Ferrara, quando si annunciano cambi epocali nelle città e nella stessa Regione, dopo i precedenti di Imola, Riccione, di tutti i capoluoghi toscani al voto, quando si plaude a un governo di estrema destra che predica l’odio verso i migranti e promette la bancarotta coi suoi annunciati provvedimenti, bé bisognerebbe almeno interrogarsi sugli errori compiuti e sulla necessità di proporre nuove, anzi nuovissime soluzioni.

In fondo è quel che si sono augurati sia Cacciari, col suo appello, sia Calenda, con la sua idea di andare oltre il Pd, e in fondo lo stesso interrogativo se lo è posto Veltroni. Invece il primo approccio alla nuova situazione è stata la riproposizione di un vecchio schema, ove la polemica è stata tutto rivolta al solo Renzi, come se Franceschini non fosse stato un ministro del suo governo e un potente suo alleato interno e la conseguenza fosse solo quella di “lavorare per staccare il movimento Cinque stelle dalla Lega”. Per fare che? Un governo coi Cinque stelle? No, questo Franceschini e Zingaretti lo escludono. La loro polemica si ferma al fatto che non bisogna mangiare pop corn. Una buona e più digeribile soluzione gastrica. E Renzi che fa, come risponderà, cosa avrà in serbo dopo avere presentato i patrimoni artistici della sua Firenze, inventandosi una buona e forse più redditizia professione alternativa come per Veltroni, suo predecessore anche in questo, è stato il cinema? Vedremo se almeno l’ex segretario saprà offrire qualche più adeguato progetto.

Quello che è certo è che il governo bipolare, composto cioè dal primo e dal secondo polo (Forza Italia pare risucchiata dalla tentazione leghista, come da tempo pronosticato dal governatore Toti), è più saldo che mai. E i sondaggi confermano anzi una tendenza consolidatrice. Questo nonostante gli strappi alla democrazia e alla Costituzione, il clima da guerra civile agli immigrati, e forse, è sconsolante registrarlo, proprio per questo. O ci sono elementi di disgregazione esterna, la reazione dei mercati, un aumento sostanziale dello spreed, dovuto all’aumento del debito e del deficit, o difficilmente i due contraenti il patto di governo e di potere slacceranno le cinture. Non bastano i dissensi sulla Tav o sull’Ilva, o le due impostazioni sul prelievo alle pensioni alte, sulle quali emergeranno mediazioni come ai tempi di Psi e Dc. Men che meno si lasceranno dopo le Europee se i risultati confermeranno la loro prevalenza. Dal cilindro pidino per ora non emergono idee nuove e impostazioni particolarmente intriganti. L’unica è la lotta ai pop corn. Mi pare decisamente troppo poco.

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