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Spezzeremo le reni a Juncker

3 ottobre 2018 103 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Salvini, quello del “me ne frego”, se n’é uscito ieri dando dell’ubriacone a Juncker, presidente della Commissione europea, poi ha minacciato (non si capisce chi, forse “i signori dello spread”) di chiedere i danni per l’aumento dello stesso spread a oltre 300. Si rivolga innanzitutto a quel Borghi, leghista e presidente della Commissione bilancio del Senato, strano soggetto, che ogni volta che parla costa all’Italia centinaia di milioni di euro. Zittirlo sarebbe la più produttiva opera di spending review. Di Maio ha fatto di più. Ha accusato di terrorismo i vertici delle istituzioni europee, come fossero islamisti all’attacco della Penisola. Siamo ormai entrati in una fase decisiva. Alla fine del pericoloso percorso si intravvedono solo due uscite: o la revisione dell’annunciata manovra o il distacco dell’Italia dall’eurozona. Inutile girarci intorno. Con questi argomenti, con questi rapporti, con queste follie, altro non c’è.

Inutile rimarcare il disastro che provocherebbe il ritorno alla lira tanto che il meno europeista di tutti, il ministro Savona, ha dovuto dichiarare, su imput di qualcuno, assieme al presidente del Consiglio, che l’Italia rimarrà nell’euro. Escusatio non petita… L’idea che il governo italiano corregga la manovra può anche essere nell’ordine delle cose, ma pensare che possa essere ammainata la bandiera del 2,4 a me pare pura utopia. Si dovrebbe rinunciare a quel reddito di cittadinanza, che é obiettivo strategico dei Cinque stelle, anche se non condiviso dalla maggioranza degli italiani. D’altronde gli italiani sono diventati strani soggetti. Approvano tutto ciò che ritengono utile per loro: meno immigrati, meno tasse, pensioni anticipate, molto meno quel che ritengono utile per una minoranza, il reddito di cittadinanza appunto.

Ma qui siamo al ridicolo. Il governo Gentiloni aveva introdotto il reddito di inclusione (4miliardi circa in due anni, circa 500 euro a famiglia con priorità per quelle con minori, ma legato a una formazione al lavoro). Si poteva aumentarlo. Si è scelta una strada opposta. Ancora non esiste, secondo il teorico della flat tax, il leghista ed ex socialista Siri, un provvedimento preciso sull’argomento. Resta il fatto che secondo la scaletta illustrata a Porta a Porta e condivisa da Di Maio, i 780 euro sono la quota base del reddito di cittadinanza che viene aumentata se il singolo é sposato e se ha figli, tanto da sfiorare i duemila euro nel caso di marito, moglie e tre figli a carico, se il loro reddito annuo non supera i 9mila euro. Dunque con 8mila euro di reddito familiare si potranno raggiungere in questo caso circa 30mila euro annui. Niente male, senza far quasi nulla. E poiché il soggetto in questione può rifiutare fino a tre proposte di lavoro, ma solo nell’arco di 51 chilometri, é evidente che questa sorta di famiglia Addams vivrà per molto (per sempre?) a carico dello stato, magari aumentando ancora il reddito con attività di lavoro in nero.

Io penso che si stia scherzando. Non può essere vero. Ma questo è un chiaro incentivo a non lavorare se non in modo illegale. Con due gravi danni per lo stato. Il primo è il mantenimento a sue spese di chi non lavora, il secondo é l’incentivo a lavorare senza pagare le tasse. Ecco il bengodi, che diventa inferno per i più. Per coloro che lavorano onestamente pagando fino all’ultimo euro, per coloro che hanno pagato i contributi e si trovano oggi con una pensione uguale o inferiore a chi non ha mai pagato nulla. Si introdurranno gravissime discriminazioni tra gli italiani. E i giovani saranno tentati alla passività, non alla ricerca di un’attività con la creatività e la dedizione della quale sono dotati. I centri per l’impiego diverranno sedi di ricorsi senza fine, per coloro che saranno esclusi da questa manna, e le controversie saranno ingenti e costose per lo Stato. Di tutto questo non si curano lorsignori, solo interessati a brindare sul balcone a una vittoria di Pirro per l’Italia. In tutta Europa ci guardano come a un raro esemplare. A un nuovo archetipo di chi vuole fare anzitutto il suo male.

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