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Emergenza verità (prima puntata: l’economia)

26 ottobre 2018 281 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Oggi sono passati come veri, grazie a un’informazione o disinformata o complice, messaggi assolutamente falsi che fanno opinione e che nessuno contesta. Vediamo di ristabilire la verità con questi due articoli, il primo dedicato all’economia e il secondo all’immigrazione. Cominciamo dall’economia.

1) Hanno dato soldi alle banche, si dice. Come fosse un vizio, una follia. Si confonde quel che é stato stanziato e quel che non potrà tornare allo stato. Complessivamente (vedi Il Foglio “Il mito dei sessanta miliardi regalati alle Banche”, 18 agosto 2018) dei circa 60 miliardi, solo i 650 milioni erogati dalla Cassa depositi e prestiti e i 4,8 destinati a Banca Intesa, come contributo di capitale e per la ristrutturazione del business, non potranno essere recuperati. Ciò che invece è stato stanziato, ma potrebbe tornare allo stato nel giro di alcuni anni, si aggira tra i quasi 12,5 e i 18,5 miliardi di euro. La Gran Bretagna ha usato 300 miliardi e la Germania 259. L’Italia, per numero di miliardi utilizzati per salvare le banche, é solo decima in Europa. E parliamo di salvezza non di ricchi banchieri, ma di milioni di risparmiatori. I decreti salva-banche vanno rinominati infatti salva-risparmio.

2) Si sostiene che negli ultimi anni la situazione economica sia peggiorata e con essa i dati riferiti all’occupazione. La Commissione europea a maggio di quest’anno (vedi Mef “La Commissione europea conferma per l’Italia Pil e occupazione in crescita”, su Internet) certifica un aumento del Pil all’1,5 sull’anno precedente (che a sua volta aveva segnato analogo aumento sul 2016), e nel contempo un lieve decremento del debito al 130,7 e nel biennio 2018-19 una previsione al 129,7, con un deficit annuo dell’1,7 (oggi però siamo al 2,4). Nel 2013 il Pil segnava un meno 1.9 e il debito era al 133. La disoccupazione é calata, siamo al 9,7 secondo Teleborsa (vedi “Lavoro, tasso di disoccupazione in calo” su Internet), quella giovanile (era ben oltre il 40) si attesta al 31, anche se per la maggior parte degli aumenti si tratta di contratti a tempo determinato. Resta un tema di fondo. L’Italia cresce meno dell’eurozona, anche se non della metà, come dal 2009 al 2013. Dunque il differenziale si é accorciato.

3) Si ritiene che i problemi della crescita inferiore alla media del’eurozona siano dovuti al cosiddetto rigore preteso dalla Ue nel rispetto dei parametri di Maastricht e del patto di stabilità. E’ vero che non si é fatta quella distinzione tra spese correnti e investimenti che lo stesso governo Renzi aveva a suo tempo richiesto. Ma é anche vero che già nel 2013 si é concesso all’Italia di diminuire il deficit non dello 0,5 l’anno come prescritto dal patto, ma dello 0,25. Poi sono state conteggiate fuori dal deficit le spese per il cofinanziamento ai programmi Ue (valgono 3,5 miliardi l’anno) anche se l’Italia non li spende tutti, quelle relative alle spese per gli immigrati (circa 4,6 miliardi l’anno), quelle dell’emergenza terremoto. Il problema dell’Italia (che ha il secondo debito dell’eurozona, dopo quello della sola Grecia, in rapporto al Pil) é la sua più assoluta incapacità di diminuire la spesa (contrariamente a Spagna e Grecia che infatti registrano un aumento di Pil più considerevole del nostro) che non é diminuita durante i governi di centro-sinistra e aumenta in modo consistente con la recente manovra di bilancio.

4) Si parla di un forte incremento della povertà in Italia. L’Istat la considera nell’ordine dei cinque milioni. Tra questi, lo scrive il nostro Nicola Scalzini, economista e consulente del governo Craxi, dobbiamo considerare 1 milione e 600 mila immigrati. Dunque si tratta di un dato complessivamente non diverso da quello degli anni novanta, scorporando quello dei migranti. E che, per di più, andrebbe depurato da quello degli evasori e dei lavoratori in nero. L’evasione fiscale in Italia potrebbe ammontare a 180 miliardi, il doppio di quella francese e il triplo di quella spagnola e collocherebbe il nostro paese nella poco invidiabile prima posizione in Europa (vedi “Evasione fiscale. I numeri da conoscere”, in Money finanze, 1 luglio 2015).

5) Si é più volte descritto il crescente aumento di distanze tra ricchi e poveri. La recessione ha effettivamente arricchito i pochi miliardari nel mondo in termini vistosi e contribuito a rendere più poveri i meno ricchi. Gli 85 supermiliardari posseggono oggi la metà della ricchezza dei paesi poveri. In Italia, rispetto agli anni ottanta, le disuguaglianze sociali sono cresciute del 33% (il dato dei paesi avanzati risulta il 12). L’1 per cento delle famiglie più ricche possiede quanto il 60% dell’intera popolazione (vedi “La crisi aumenta le disuguaglianze”, in Economia e Finanze, su Internet). Due osservazioni. La prima é sempre riferita al rapporto tra evasione e censimento in Italia. La seconda è attinente, nel mondo della globalizzazione e della finanziarizzazione, al fatto che l’aumento del debito e del deficit vengono sempre pagati dalle classi povere. E che una politica sconsiderata di espansione del deficit (con oltre 60 miliardi di euro usciti dall’Italia nelle ultime settimane e lo spread oltre i 300) rischia oggi di pesare proprio sulle classi che a parole si intende difendere, mentre gli speculatori nello stesso tempo si arricchiscono a dismisura.

Ne traggo queste considerazioni conclusive. Il quadruplice problema dell’Italia consiste nella bassa crescita, che si ripercuote sull’occupazione, nell’alto tasso di evasione fiscale (che rende però meno drammatica la situazione sociale), nella mancanza assoluta di tagli alla spesa che continua ad aumentare, negli squilibri crescenti tra le classi sociali, con un’involuzione del ceto medio verso condizioni di vita peggiori rispetto al passato. Nessuno di questi grandi temi risulta presente nell’agenda di questo governo.

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