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Convenzione degli amministratori e Consiglio nazionale

14 Novembre 2018 329 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Settimana intensa quella che si apre. Venerdì é fissata a Roma la convenzione degli amministratori socialisti, sabato il Consiglio nazionale (e una Direzione per approvare il bilancio). Due parole due. La convenzione degli amministratori propone una dimensione socialista tutt’ora viva e ben radicata su tutto il territorio nazionale. Sono addirittura un migliaio i nostri consiglieri o assessori comunali, provinciali, regionali, eletti ovviamente in vario modo. Chi in liste socialiste, chi in liste civiche, chi in liste di coalizione. Il consenso del nostro personale nei vari comuni e territori italiani é tuttora molto radicato. Vedremo che accadrà con le amministrative della prossima primavera e con le elezioni regionali che si svolgeranno in talune regioni nel 2019. Possiamo bene dire che sul piano amministrativo la nostra comunità é la sola viva, oltre al Pd, nell’intero centro-sinistra italiano.

Sappiamo bene che non é così sul piano politico. Sappiamo bene che, in questi venticinque anni, alle elezioni politiche il socialisti si sono presentati solo due volte: nel 2001, con il simbolo del Nuovo Psi, ottenendo sul proporzionale solo l’1 per cento, e nel 2008, col simbolo del Ps, a seguito della Costituente socialista, conseguendo, in una collocazione autonoma e con Enrico Boselli candidato presidente, identico deludente risultato. In coalizione con altri il risultato migliore sulla quota proporzionale del Mattarellum é stato quello di Rinnovamento italiano, lista Dini (i socialisti erano però una componente minoritaria) del 1996, e cioé il 4,3%. Più politicamente pertinente il risultato della Rosa nel pugno (socialisti e radicali) che ha ottenuto nel 2006 il 2,6%.

Il Consiglio nazionale dovrà fissare la data del congresso e un itinerario per arrivarci. Darà, penso, un mandato alla direzione o alla segreteria per nominare le commissioni per le norme e i documenti. Su questi vorrei dire la mia. Sono per un congresso aperto, partecipato da tutti coloro che intendano far parte della nostra comunità iscrivendosi anche per la prima volta il giorno stesso dell’assemblea del loro territorio, sono favorevole alla presentazione anche di più documenti senza sbarramento alcuno, sono dell’idea che se, come mi auguro, si potrà presentare un unico documento o tesi, questo sia solo una cornice da riempire con proposte di livello provinciale e regionale e da approvare in via definitiva al congresso nazionale, dove dovremo eleggere il nuovo segretario. Personalmente modificherei in più punti lo statuto. E introdurrei anche la possibilità della doppia tessera sull’esempio del Partito radicale.

Vengo brevemente alla politica. Mi pare significativo che il nostro congresso (il sesto in dieci anni) si svolga prima delle elezioni europee e del congresso del Pd. Si potrà offrire a tutti una tribuna per confrontarsi sul vero problema che abbiamo di fronte e cioè su come attrezzare al meglio l’opposizione attuale affinché possa tentare di battere il governo gialloverde. Dico subito, non parlo di programmi perché chi legge l’Avanti ne trova ampio e costante riscontro, che nulla può restare come prima. O il Pd cambia nome, leader, gruppo dirigente, contenuti e si può, ripartendo da zero, far crescere una nuova pianta oppure sara necessario annaffiare altri territori perché un robusto e credibile albero nasca altrove. Lascerei perdere il discorso dell’unità socialista che mi pare obiettivo irrazionale e politicamente contraddittorio. Questo non significa non accogliere e anzi sollecitare all’ingresso tutti quei compagni che non sono iscritti. Unitá socialista tra chi? Tra gli ex del Psi di 25 anni fa? Tra tutti quelli che aderiscono al socialismo europeo, dunque innanzitutto con questo Pd? Tra tutti quelli che si definiscono socialisti, cioè da Caldoro a Rossi? Mi pare molto complicato, insensato, contraddittorio appunto.

Parlerei di unità del nuovo riformismo. Dunque unità coi radicali, con la stessa Bonino se ha compreso che l’esclusione dei socialisti e del verdi é stata causa della sua stessa sconfitta, coi verdi e gli ambientalisti mai come oggi preziosi per un nuovo progetto ecosocialista, con tutte le personalità e magari le correnti che non possono stare in un Pd continuista. Lo spazio é questo. E se Calenda parla di fronte repubblicano e non di centro sinistra é perché all’opposizione ci stanno anche partiti o liste collocati più a sinistra (LeU) e più a destra (Forza Italia) che non possiamo certo escludere da un comitato di liberazione dall’ignoranza e dalla supponenza che rischia di portare nel baratro l’Italia. Di questo ci occuperemo per gradi. Da novembre a primavera la politica é destinata ad accendersi. Sta anche a noi portare legna. E con passione lungimiranza costruire il nostro futuro.

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