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Discordi concordi

20 novembre 2018 92 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nel suo esemplare volume sui quattro anni che precedettero e provocarono il fascismo, poi ripubblicato con titolo “Il diciannovismo”, Pietro Nenni volle definire la scissione del 1921 come quella della “discordia dei concordi” (tra massimalisti e comunisti puri non c’era dissenso strategico) “nella concordia dei discordi” (massimalisti e riformisti rimasti nel Psi non erano d’accordo su nulla). Oggi questo governo pare invero fondato su un altissimo livello di discordia. Un governo senza accordo, dunque, fondato su un contratto che si avvale o di una semplice somma di richieste parallele dei partner o su vaghi, nebulosi accenni senza proposta attorno a questioni sulle quali non vi è accordo, ma appunto solo concordia.

Appartengono al primo caso il reddito di cittadinanza, che pure non piace alla Lega, e la flat tax che non piace ai Cinque stelle, come il decreto sicurezza, che piace ai primi ma non ai secondi, e il cosiddetto decreto dignità, gradito ai secondi ma non ai primi. Appartengono al secondo caso la Tav Torino-Lione laddove si parla semplicemente dell’esigenza di una sua ridiscussione (senza dire né sì né no), il terzo valico, il tunnel del Brennero (quest’ultimo addirittura esaltato da un ministro a Cinque stelle e contestato da un altro), il condono fiscale, il diniego o meno dei termovalorizzatori, quest’ultima questione oggi al centro di dure polemiche tra i due partner di governo.

Diciamo subito che la differenza tra inceneritori e termovalorizzatori sta nel fatto che questi ultimi sono in grado di sfruttare il calore prodotto dalla combustione, ad esempio per distribuire acqua calda anche alle abitazioni civili, contribuendo nel contempo al riscaldamento domestico. In Italia ne esistono 41, con in testa, per numero, la Lombardia. Secondo Barbara Meggetto, responsabile di Lega ambiente, magari non ne serve uno in ogni provincia, ma “questo non vuole dire opporsi a qualsiasi termovalorizzatore. Le realtà sul territorio sono molto differenti tra loro: in alcuni casi, come in Lombardia, la dotazione è sufficiente, in altre no”. Parole sagge e responsabili. Ma non per Giggino Di Maio, che lungi dal seguire l’esempio del sindaco di Parma ed ex grillino Pizzarotti che prima aveva contestato l’impianto e poi l’ha giustamente utilizzato, ritiene se ne possa fare a meno ovunque.

Siamo alla farsa. E’ vero che dobbiamo alzare al massimo la raccolta differenziata (a Napoli ci spieghino De Magistris e Di Maio perché siamo sotto il 30%, mentre a Salerno sfioriamo il 70), ma esisterà sempre un residuo, nei rifiuti civili e ancor più in quegli industriali, che deve essere distrutto. Come e con cosa i signori del no non lo dicono. Dove dovremmo inviare i residui, ahimé molto, troppo elevati di Napoli? Dove si inviano adesso e cioè al Nord o addirittura, con costi altissimi, in altri paesi? Tutto questo appare francamente sconcertante, mentre la camorra approfitta, purtroppo é emerso recentemente anche un caso Caserta, di questo caos e continua indisturbata i suoi affari. Stupidaggini che si rivelano potenziali crimini son quelle di questi scellerati. Discordi su tutto ciò che é utile all’Italia e concordi con chi la pensa all’opposto.

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