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Gettati a mare Palach e Nagy assieme a 49 migranti

7 Gennaio 2019 114 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Zeman e Orban, rispettivamente a capo di Repubblica ceca e Ungheria, sono, coi due presidenti di Polonia e Slovacchia, i componenti dei cosiddetti paesi di Visegrad, a cui il nostro governo guarda con simpatia e amicizia. Dopo essere stato in Italia e aver tessuto le lodi di Salvini Orban, assieme a Kaczynski e a Pellegrini, ha votato con tutti i governi dell’Unione contro il bilancio dell’amico governo italiano e riconfermato la più assoluta contrarietà sua e dei suoi alleati a mutare anche di un solo comma il trattato di Dublino, rivisto solo per finta, che impone all’Italia di farsi carico della maggior parte di profughi, come paese di prima accoglienza.

D’altronde, come ho spesso ricordato, il sovranismo non é una tendenza che presuppone una visione internazionale e neppure europea dei problemi. Prescinde dagli interessi degli altri. Non può esservi un’internazionale sovranista, ma solo la difesa del singolo interesse nazionale che spesso prescinde da quello degli altri. Il sovranismo ha però recentemente mostrato anche il carattere negazionista. E’ astorico. Non legge il passato. Non gli interessa o ne ha paura. E’ letteralmente pervaso di cultura illiberale. Orban definisce la sua Ungheria una “democrazia illiberale”. Per questo abbiamo assistito recentemente a due clamorose manifestazioni di rimozione illiberale della storia.

A Praga si sopprimono le manifestazioni in memoria di Jan Palach, il giovane eroe che si diede fuoco per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia del 1968, manifestazioni che, come ricorda Paolo Mieli nel suo editoriale sul Corriere, furono la miccia dell’esplosione delle rivolte democratiche del 1989, che portarono alla presidenza di Dubcek e al governo Havel.  A Budapest Orban ha dato ordine di smantellare la statua di Imre Nagy, il comunista democratico che presiedette il governo nell’ottobre del 1956 e venne soppiantato dalla repressione dei carri armati sovietici, sommariamente processato e impiccato nel 1958. Nagy aveva iniettato nel comunismo uno spiraglio di democrazia e soprattutto di autonomia con la richiesta di uscita dell’Ungheria dal patto di Varsavia. Era stato a lungo un esempio per i democratici ungheresi che nel 1989 vollero svolgere il suo funerale come momento di rivendicazione contro il vecchio regime.

Questo é quel che accade in talune parti d’Europa. Una sorta di nuovo regime, che nega la storia e propone modelli arcaici di società e uno stato fondato sulla repressione dei diritti, si é fatto largo e si propone come modello anche da noi. Il nostro governo é complice, anche se non solo, della traversia di 49 esseri umani da 17 giorni tenuti in mare possibilità di approdo. Non é neppure chiaro se si tratti di migranti o di profughi. Non voglio difendere la posizione maltese, ma mentre il rapporto tra popolazione residente e migranti ospitati nella piccola isola é di quasi dieci volte superiore a quello italiano, per l’Italia ospitare tutti o parte di questi poveri disperati non cambia di una virgola la nostra posizione. Su queste 49 vite si sta giocando una partita politica in Europa e anche in Italia con Conte e Di Maio, e soprattutto la Chiesa, che intendono offrire aiuto e Salvini che lo nega. A volte anche il sovranismo dello stato lasciare spazio a quello di partito

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