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L’Italia scherza col fuoco

7 Febbraio 2019 86 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

A proposito di ingerenze, e quelle contro un presidente eletto illegalmente che da anni non convoca il Parlamento sono doverose, nessuno protesta con quelle di un vice presidente del Consiglio italiano che va in Francia ad appoggiare la rivolta contro un presidente democratico e pienamente legittimo? Viene il dubbio che Di Maio non abbia capito quali siano le sue funzioni, che sia stretto da quell’irresponsabile, superficiale e tumultuoso, di Di Battista, segnato da sondaggi che danno il suo movimento in caduta libera. Vedremo cosa costoro decideranno a proposito dell’autorizzazione a procedere richiesta al Senato per Salvini. Davvero è pensabile che possa profilarsi un baratto? No all’autorizzazione e no alla Tav? Sarebbe pericoloso e folle.

Conte ha detto che ci aspetta un 2019 bellissimo. La Ue ieri ha retrocesso il Pil italiano per l’anno in corso allo 0,2, dopo l’ottimistico 0,6 del Fmi, mentre il governo del cambiamento (anche dei dati reali dell’economia) ha pronosticato, anzi messo a bilancio, un più 1 per cento, dopo avere vaticinato addirittura l’1,5. Inutile il gioco allo scaricabarile. Il passato conta, certo, ma la domanda è: cosa ha fatto questo governo per affrontare la recessione, contenerla, attenuarla? Ha puntato tutto sull’aumento dei consumi, attraverso la dilatazione della spesa corrente. Poco o nulla ha previsto per gli investimenti. Che razza di ricetta è mai questa? Anziché detassare e investire, come ha fatto la Spagna, unico paese europeo che continua a crescere (nel 2018 è a più 2,4%) i penta stellati elargiscono soldi prima delle Europee, sul reddito di cittadinanza, in barba al funzionamento dei centri per l’impiego e di un’accurata verifica sugli aventi diritto che già sta scatenando confusione e irritazione.

Ma la cosa peggiore che si sta verificando è l’isolamento, Berlusconi ha ragione, dell’Italia, che nulla ha a che fare con il proclamato sovranismo. L’Italia ha rotto con l’Europa sul Venezuela (con 27 paesi su 28 favorevoli alla mozione di Bucarest tesa al riconoscimento del democratico Guaidò), ha così aperto un fronte anche con gli Usa e con lo stesso Trump che si era giudicato amico, ha tracciato un solco con la Francia attraverso la stupida polemica sul franco africano, poi con l’appoggio ai gillè gialli e adesso con l’interruzione della Tav Torino-Lione. Perfino i paesi di Visegrad ormai non seguono più l’Italia. Non l’hanno seguita sulla revisione del trattato di Dublino e neppure a proposito della  mozione europea sul Venezuela. Ci resta solo Putin. Una volta i democratici italiani mettevano in guardia dalla subalternità a Mosca della sinistra italiana. Adesso è la destra che pare al suo servizio.

La follia delle follie resta questo stop alla ferrovia Torino-Lione. Una commissione di cosiddetti esperti, di parte Cinque stelle, è arrivata alla conclusione che l’opera costa 6 miliardi (in realtà il costo del tunnel, cioè della parte mista, per il 40 per cento finanziato dall’Europa, per l’Italia è di 2,9 miliardi) e che interrompere l’opera costerebbe solo 3 miliardi, dunque la metà. Da stropicciarsi gli occhi. Intanto non è vero e i conti degli esperti conducono a risultati ben diversi. Ma ammettiamo sia così. Loro ritengono vantaggioso buttare dalla finestra 3 miliardi anziché investirne altri per concludere una ferrovia e dare lavoro, lo ha ricordato il presidente di Confindustria Boccia, a 50mila persone, togliendo il traffico merci dall’autostrada. E questo nel momento in cui l’Italia è in recessione. Ragazzi matti, questi sono matti da legare. Perfino Salvini, rispetto a loro, sembra una persona normale.

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