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La clausola dissolvente

12 Marzo 2019 95 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Come quella dei Pershing e dei Cruise degli anni ottanta. Li collocammo a Comiso ma con la decisione di smantellarli se l’Urss ci avesse tolto gli Ss 20 che aveva puntato contro di noi. Andò a finir bene, ma si parlava di guerra e di pace, di sorti del mondo. Non di un tunnel che serve per una ferrovia. Così, se la cosiddetta clausola dissolvente aveva un valore morale e politico indiscutibile allora, adesso fa morir dal ridere. Dal ridere e dal piangere pensando a questa povera Italia. Il governo non pare così più appeso al tunnel ma a un rinnovato percorso di indecisione che gli garantisce vita almeno fino alle elezioni europee.

Hanno scoperto che i bandi che si aprono oggi altro non sono che avvisi, e che questi possono essere emanati senza pregiudicare, questo attesta Conte che di conti dice d’intendersi, il fatto di tornare indietro, giacché trascorreranno sei mesi prima di arrivare ai bandi definitivi. Rinviare, soprassedere, é l’unico modo per sopravvivere. Nel mezzo Conte ha piazzato una possibile ridiscussione con Macron per arrivare a un’intesa su basi diverse. Non si capisce quale, giacché Di Maio quel tunnel che i francesi stanno scavando non lo vuole. Gli proporrà di smettere e di scavarne uno da un’altra parte? Mi piacerebbe vedere l’espressione del volto del presidente francese, che potrebbe assomigliare a quello di Angela Markel quando Conte le spiegava che i suoi due capi, che gli fanno da vice, odiano la Francia perché amano la Germania.

Siamo, é evidente, alla commedia degli inganni. Chi mente? Salvini, che é sicuro che la Tav Torino-Lione, parte centrale del corridoio europeo Lisbona-Kiev, e che la Svizzera, una volta verificata la situazione del governo italiano, ha rivendicato per sé, si farà sicuramente, oppure Di Maio che continua nella sua campagna No-Tav, per assicurarsi i voti degli intransigenti che spesso gli rimproverano d’esser succube di Salvini? Se prevarrà la logica, alla fine, con qualche correttivo che potrà apparire una mezza vittoria dei Cinque stelle, un aumento del finanziamento europeo che potrà passare dal 40 al 50 per cento, un impegno francese che può essere mascherato da qualche milione in più, un risparmio sulla linea italiana, la Tav si farà. Ma questi Cinque stelle, che prospettano la decrescita felice, hanno preso a loro ispiratore un filosofo che vaticinava il ritorno allo stato di natura, sono organizzati come una tribù primitiva con tanto di capo, di riunione, via internet e non in capanna, dei vari membri, che per rinverdire il rito dei canti e delle danze festeggiano dal balcone coi loro segni, sono logici? Ne dubito.

 

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