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Siamo tutti curdi

11 Ottobre 2019 146 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non c’é cosa peggiore che chiamare pace una guerra. E per di più d’aggressione come quella scatenata da Erdogan contro i curdi siriani, che amministrano autonomamente un territorio sulla base di un accordo contratto con la Siria nel 2011. La Turchia ha definito la sua operazione “Fonte di pace”. Di quale pace lo comprendono i curdi del Nord Est siriano attaccati con bombardamenti e truppe di terra del sol levante e dell’esercito siriano in guerra con Assad. D’altronde già l’attacco alla città curda di Affrin l’anno scorso era stata lanciata al grido di “Ramoscello d’Ulivo”. Non é la prima volta che capita. La Conferenza di Monaco del settembre del 1938, quella cosiddetta della pace, aprì il capitolo dell’invasione della Polonia e della seconda guerra mondiale.

C’è non solo nelle parole qualcosa di particolarmente perverso e infame in questo ennesimo attacco ai curdi, un’etnia, la quarta del medio oriente dopo quella araba, turca e persiana, che conta oltre trenta milioni di presenze in quel territorio, l’unica al mondo di queste dimensioni a cui si nega il diritto a uno stato. C’é qualcosa che s’intende nascondere in questa guerra proprio contro coloro, parliamo del ruolo fondamentale delle truppe dell’Yps, che hanno dato un contributo fondamentale a sconfiggere i terroristi dello stato islamico. Il tradimento degli Usa, l’inesistenza dell’Europa, la compiacenza, se le manovre non si spingeranno troppo a est, della Russia, hanno bisogno di un motivo.

Nella decisione di Trump di ritirare le forze americane dal cuscinetto di confine tra amministrazione curda e Turchia c’é l’ennesimo truffaldino accordo tra la Casa bianca e Ankara, paese della Nato, pretendente partner dell’Europa, prezioso territorio di confine con l’Est e con i paesi medio orientali. Snodo strategico cruciale anche per il transito o il respingimento di ondate migratorie massicce, pensiamo ai milioni di siriani che sono fuggiti dalla guerra. L’ignobile baratto, il mefitico baratto, peraltro in qualche modo sorretto anche dai miliardi elargiti dall’Europa, è oggi sul tavolo e non a caso il tasto viene usato ufficialmente dal sultano turco. Guerra in cambio di una permanente subalternità militare (vedasi i missili strategici) verso gli Usa e in cambio del fermo dei migranti verso l’Europa.

L’ignobile baratto sta sortendo altrettanto ignobili e perfino risibili posizioni: le frasi di Trump sui curdi che non hanno partecipato allo sbarco in Normandia (neppure alle guerre del Risorgimento italiano) sembrano perfino fake news. Quella di Stoltemberg, segretario Nato, sui bombardamenti moderati, senza che vi sia stato nessun attacco curdo alla Turchia, pare un non sense beckettiano. Balbettano anche gli altri. Non uno che parli ufficialmente di quel che é l’aggressione turca a un territorio che non le appartiene. Si esprime dissenso, preoccupazione, incomprensione. Il baratto é ancora sul tavolo. Difficile gettarlo via. Anziché occuparci dei curdi finiamo così per occuparci solo di noi. Degli eventuali riflessi che la guerra potrebbe suscitare. E questo provoca paura dei migranti in arrivo e anche dei terroristi liberati dai bombardamenti nelle carceri dove vengono trattenuti dai curdi (che non hanno mai minacciato di spedire verso di noi).

Non parliamo di un popolo a caso. Ma di un’etnia con una lingua e una storia comune anche se oggi diviso essenzialmente in quattro stati: Iraq, Iran, Siria e Turchia. Parliamo di un popolo a cui il trattato di Sèvres del 1920 assegnava uno stato autonomo dopo la fine della prima guerra mondiale e l’eclissi dell’Impero ottomano, diritto che venne poi negato solo tre anni dopo in seguito al trattato di Losanna che segnava i confini della nuova Turchia di Ataturk. Da allora i curdi sono perseguitati, combattono una guerra, a volte usando anche forme di terrorismo (vedi il Pkk fondato da Ocalan nel 1978), senza alleati o con alleati che poi li tradiscono. E’ un destino beffardo che pare colpirli periodicamente, come l’assurdo divieto accettato dalla comunità internazionale ad avere una patria.

Questo fu il caso di Nixon che, convinto dallo Scià di Persia, appoggiò la rivolta curda contro l’Iraq nel 1972, per poi abbandonare il campo tre anni dopo a seguito dell’accordo Persia-Iraq. Questo é stato il più recente caso di Bush che ha sostenuto la rivolta dei curdi iracheni, che Saddam gasava con armi chimiche, durante la guerra del 1991, appoggio poi svanito dopo l’invasione del 2003. Non c’è due senza senza tre. Dopo aver usato sia i curdi dell’Ypg sia i Peshmerga iracheni nella lotta contro l’Isis gli Usa hanno dato di fatto, con la loro esplicita riturata, il via libera a una nuova persecuzione. Che il mondo si svegli dal suo torpore, che l’Occidente, che nei curdi può riscontrare una straordinaria anomalia di valori e in particolare di tolleranza, ma non sa certo eguagliarli in fatto di orgoglio e di coraggio, si metta in campo e combatta con la politica e se serve anche con le armi per fermare un’aggressione a un popolo amico che al mondo intero ha recato solo servizi mai ricambiati. Ne va della credibilità di tutti noi. Perché in fondo è in gioco anche il futuro dell’Europa e di tutto l’Occidente.

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