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Com’é triste Venezia

16 Novembre 2019 82 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Adesso che Aznavour é morto rischia di morire anche Venezia, bella e triste, velata di una intensa malinconia quando piove, un sentimento che spesso si trasforma in paura e dramma. Venezia è un patrimonio dell’umanità e l’acqua alta un’abitudine. Tutto qui é speciale, i viaggi in vaporetto e in gondola, i lunghi giri a piedi nelle calli che poi sfociano in meravigliosi piazzali o si imbattono in ponti e ponticelli. Fino all’isola di Sant’Elena ci recammo a piedi nel settembre del 1967 per assistere a una partita di calcio, partendo da piazzale Roma dove trovavano asilo le auto e i torpedoni. Esattamente come adesso. Nulla é apparentemente cambiato. L’anno prima si era verificata una poderosa marea. Proprio come quella di oggi con l’acqua che ha raggiunto l’altezza di allora. Tra il 12 e il 13 novembre ha toccato i 187 centimetri. La Basilica di San Marco é stata inondata due volte, la sesta in 1200 anni, mentre due suoi cittadini hanno trovato la morte. Il vento fortissimo a più di cento chilometri all’ora, la pioggia intensa e gli errori degli uomini hanno determinato un evento che secondo il Cnr era imprevedibile.

Siccome su ciò che dipende dalla gravitazione della luna e da Giove pluvio poco possono fare gli uomini, sarà bene ripercorrere invece le nostre colpe. Dal 1966 Venezia ha perso il 70 per cento dei suoi abitanti e oggi ne conta solo poco più di 50mila. E’ un centro turistico mondiale che rischia piano piano di trasformarsi in un museo. A questo fine sono stati scavati canali, dati accesso a navi di grandi dimensioni, inseriti sempre nuove opportunità per i turisti. C’é chi si é messo a studiare i dipinti del Canaletto, che vanno dal 1720 al 1765, per ricostruire il rapporto, spesso traumatico, tra Venezia e l’acqua. Ed é emerso che la nuova configurazione urbanistica, la costruzione di nuovi canali  e il cambiamento inevitabile che l’intera laguna ha subito nei secoli hanno aggravato la situazione innalzando il livello dell’acqua sulla città.

Il tempo, in queste ultime ore, non migliora e piazza San Marco é chiusa. L’emergenza si fa sempre più pressante. Il presidente del Consiglio Conte ha promesso che il Mose verrà ultimato. Il progetto di difesa dalle acque venne iniziato dal governo Berlusconi nell’ormai lontano 1995. Dopo 24 anni é ancora incompleto e inutilizzabile. La spesa é stata enorme, oltre cinque miliardi di euro (come é noto non sono mancati episodi gravi e sconcertanti di corruzione). Ne servono altri tre. Che il Mose sia risolutivo in molti lo negano. Ma dobbiamo pur fidarci dei tecnici, degli architetti, degli scienziati. Semmai é tutto da spiegare come mai il suo costo sia lievitato a cifre spaventose. E soprattutto come mai in un quarto di secolo un’opera che avrebbe messo in salvaguardia un bene dell’umanità non sia concluso. Intanto il governo ha stanziato venti milioni per interventi immediati e altri per risarcimenti a negozi e ad abitazioni, nominando, nella persona del sindaco Brugnaro, il commissario. Il presidente del Consiglio ha anche annunciato un’immediata riunione del Consiglio dei ministri per rifinanziare la legge per Venezia. Ovvio che tutto questo, come per le risorse stanziate per il terremoto, deve fuoriuscire dai parametri di Bruxelles. Se Venezia é patrimonio dell’umanità che lo sia anche per la nostra ormai piccola Europa

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