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Cent’anni di Berlinguer

27 Maggio 2022 112 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Enrico Berlinguer era nato a Sassari cent’anni orsono. De Mita era nato a Nusco solo 94 anni fa. Craxi a Milano e son trascorsi 88 anni. Della vecchia classe dirigente, l’unica all’altezza negli ultimi cinquant’anni, dotata di cultura politica e di senso dello stato, vive oggi il solo Arnaldo Forlani. Mettiamoci anche il nostro Rino Formica che alla soglia dei 95 anni continua, con lucidità impressionante, a dettare interviste venate dalla sua insopprimibile ironia. Resta poco altro. La vita scorre e tra un po’ non ne resterà nessuno. I cento anni di Berlinguer sono stati, come spesso capita in queste circostanze, ricordati con toni eccessivamente apologetici. I suoi meriti sono innegabili. Sotto la sua guida il Pci si allontanò da Mosca fino allo strappo seguito al colpo di stato in Polonia (così lo volle definire il dissenziente Armando Cossutta). Ma dire che “la non condivisione” dell’aggressione sovietica alla Cecoslovacchia dell’estate del 1968 fu una  “netta condanna” (queste le parole di Luca Telese ieri sera da Formigli) appare una forzatura. Tanto più che lo stesso Berlinguer, nel 1956 aveva già 34 anni, si era allineato supinamente all’approvazione togliattiana dei carri armati a Budapest che fecero scattare la molla dell’autonomia socialista dopo la ferma condanna che su di essi scagliò Pietro Nenni. Di Enrico Berlinguer si ricorda, dopo il colpo di stato in Cile, il lancio della strategia del compromesso storico, che altro non era che l’ammissione che con un forte Pci in Italia un’alternativa di sinistra era non solo perdente, ma perfino pericolosa anche se avesse conseguito il 51%. Giusto, ma perché l’Italia era l’unico paese europeo con un forte partito comunista ancora legato a Mosca e non una normale democrazia europea con un forte partito socialista o socialdemocratico. Quando riuscì a portare il suo Pci in maggioranza, durante gli anni dell’unità nazionale, fu fermamente contrario, assieme ad Andreotti, a qualsiasi forma di trattativa per liberare Aldo Moro e teorizzò la politica dei sacrifici economici. Quando si trovò la porta sbattuta in faccia dalla Dc all’ingresso al governo, si rimangiò tutto e volle teorizzare la strategia dell’alternativa democratica. Si irrigidì e appoggiò l’occupazione della Fiat e volle il referendum, scontrandosi con Luciano Lama, sui punti di contingenza tagliati dal governo Craxi e sbattendo il naso contro la volontà della maggioranza degli italiani, come poi dimostrò l’esito referendario dopo la sua morte. Non comprese che il lavoro stava cambiando e che nuovi ceti sociali si stavano formando. Venne sonoramente applaudito al congresso di Palermo del Psi del 1981 e fischiato da tutta la platea al congresso di Verona del 1984. I socialisti, forse troppo emotivi, in lui vedevano ad un tempo l’alleato e il nemico. Teorizzò una fumosa terza via tra comunismo e socialdemocrazia, autentica araba fenice. Come quel suo eurocomunismo che esisteva solo in Italia. Certo Berlinguer era un comunista e possiamo aggiungere tutti gli aggettivi più benevoli (democratico, riformista, occidentale, europeista). Ma non si sarebbe mai iscritto all’Internazionale socialista. Addirittura chiarì che il Pci era ben lieto di accettare la Nato come ombrello protettivo da tentazioni provenienti dall’Est. E fu vittima di un attentato in Bulgaria effettuato su mandato di chi tale autonomia non intendeva concedergli. Volle fare del Pci il partito degli onesti e lanciò la questione morale, intesa come separazione delle istituzioni dall’invadenza dei partiti. Ma in questo era più credibile Pannella che, contrariamente al Pci, non governava banche, cooperative, enti pubblici., lottizzandole cogli alleati. E in regioni a immagine del Pci controllando non solo le istituzioni, ma perfino la vita dei cittadini. Berlinguer fu un leader popolare. Con lui il Pci raggiunse il suo massimo storico. Dopo la sua morte, alle elezioni europee del 1984, superò anche la Dc. Difficile affermare cosa avrebbe fatto cinque anni dopo, con la caduta dei sistemi comunisti e lo scioglimento di quel che era stato il suo partito. Sarebbe diventato un pidiessino?

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