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Socialismo liberale, socialismo democratico e liberismo

20 Dicembre 2022 1.098 views One CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Si usano spesso questi termini senza quasi mai approfondirne senso e attualità. Al socialismo liberale si affidano sostanzialmente due significati, tra loro connessi anche se non necessariamente identici. Il primo si rifa direttamente al libro di Carlo Rosselli, scritto nel confino di Lipari tra il 1928 e il 1929, e pubblicato nell’esilio di Parigi nel 1930. Rosselli intendeva conciliare anche teoricamente il socialismo con la libertà individuale individuando direttamente in Marx la mancanza di una teoria liberale dello stato socialista. La contestazione del marxismo (e non solo del leninismo) gli costò anche una polemica pubblica (potremmo anche dire “una sconfessione”) da parte di un alto dirigente riformista come Claudio Treves.Anche se non fu certo il primo teorico del revisionismo marxista (ricordiamo i casi, da destra, di Eduard Bernstein e in Italia di Ivanoe Bonomi e da sinistra di Sorel a cui si ispirò il sindacalismo rivoluzionario in Italia e del leninismo che contraddiceva col marxismo ortodosso di Kautski sui tempi della rivoluzione) Rosselli fu certamente il primo, in parte pur senza far mai professione di socialismo potremmo citare Piero Gobetti e la sua Rivoluzione liberale, a sistemare e fondere insieme socialismo e liberalismo, ruolo dello stato e permanenza del pluralismo e del mercato. Questi due temi, la mancanza di una teoria marxista dello stato e lo stretto rapporto tra pluralismo politico e pluralismo economico, sono stati al centro di due pubblicazioni di Mondoperaio, centro culturale socialista che metteva insieme i migliori intellettuali di sinistra non comunista, alla fine degli anni settanta. Un’altra fase, a questa strettamente connessa, ma di sapore più prettamente politico, fu il cosiddetto lib-lab che il Psi volle mettere in moto alla fine degli anni ottanta, primi novanta, e che intendeva, da un lato, correggere la sua stessa identità e dall’altro buttare giù il muro delle separazioni tra socialisti e liberali. Se il socialismo é un liberalismo a sfondo sociale allora il liberalismo senza equità é una scatola vuota mentre il socialismo senza liberalismo altro non é che autoritarismo. Questo discorso andava anche oltre il socialismo democratico di stampo europeo, oltretutto alle prese coi grandi problemi di un welfare classico sostenuto interamente dallo stato. Questo metteva in discussione il rapporto tra pubblico e privato nell’economia e anche nei servizi. Entrambi potevano e dovevano collaborare per costruire un assetto più equo. Cos’altro fu il discorso di Martelli sull’alleanza del merito col bisogno? In questo contesto si é collocato anche il dialogo coi cattolici sulla scuola e la proposta di fornire a tutti gli studenti un bonus, calcolato sulla spesa media per alunno nella scuola pubblica, da poter spendere anche nelle private, perché queste ultime potessero essere frequentate anche dai figli delle famiglie meno abbienti. Senza separazioni, senza veti ideologici. Il socialismo liberale del Psi, poi fatto proprio sostanzialmente anche da Tony Blair, pare oggi superato da nuovi integralismi e avventurosi radicalismi. A mio avviso esso invece rimane di un’attualità bruciante. Lo statalismo é invece assolutamente invecchiato e anche pericoloso. Le nuove sfide imposte dalla globalizzazione, dalla pandemia e dalle conseguenze della guerra in Ucraina, impongono sempre più una stretta collaborazione tra stato e mercato, la valorizzazione del merito e la soddisfazione del bisogno (sono rinate vecchie povertà rispetto alle due Rimini del 1982 e del 1990, quando si consideravano le nuove), mentre é dappertutto scomparsa nel mondo occidentale sia l’economia statalista sia quella liberista. La sanità, la scuola, persino la previdenza hanno cessato di essere esclusivamente pubbliche e lo stato deve mantenere su di esse il governo. Convenzioni, agevolazioni, sussidi devono essere orientati da un lato a una minor spesa pubblica e dall’altro a garantire la qualità dei servizi. In questo intreccio oggi necessario tramonta il mito liberista che vaticinava l’assoluta separazione tra stato ed economia. Se pensiamo agli interventi statali post pandemici per rilanciare l’economia, a debito buono come direbbe Mario Draghi, volta a finanziare gli investimenti, ad esempio in Italia nel settore edilizio, franano tutte le suggestioni neo liberiste e i nefasti patti di stabilità che confondevano spesa produttiva e improduttiva. Se pensiamo al Price cap sul gas che prescinde dal mercato di Amsterdam sull’energia o ai 200 miliardi di Scholz stanziati per le bollette tedesche, non possiamo che concludere che oggi stato e mercato non possono che stare insieme. Discutibile invece il ripiegamento nazionalista e la tendenza a ignorare la solidarietà europea, che la socialdemocrazia tedesca ha assunto al proposito e che fa rimpiangere il comportamento tenuto da Angela Merkel. Anche per questo reagisco sempre quando si confonde liberalismo con liberismo. Il socialismo liberale o liberalismo sociale é una ricetta non solo attualissima ma in fondo praticata, bene o male, questo é discutibile (malissimo in Italia su talune privatizzazioni sotto costo), lo statalismo socialdemocratico ancien regime é non solo fuori fase per l’insostenibile incidenza dei suoi costi, scaricati sul debito pubblico di ogni paese, ma iniquo, perché toglie ai privati la possibilità di potersi mostrare utili a fini sociali. Il liberismo é morto e sepolto. E come tutti i defunti non deve far paura a nessuno. Mentre il socialismo liberale gode ancora di buona salute. Mancano solo interpreti adeguati.

One Comment »

  • Tullio Franzoni said:

    Gent.mo dott. Del Bue,
    vivo a Pisa anche se mi sento ancora reggianissimo.
    Ho letto molte delle Sue opere (anche la storia della Reggiana) e gradirei tantissimo entrare in contatto con Lei.
    Sia la famiglia di mio padre (Azzio, insegnante storico di lettere al Secchi) che di mia madre (Sparta, discendente del Caselli del Punto Nero) sono di tradizione reggiana.
    Io sono stato professore di Geometria all’Università di Pisa.
    Gradirei intanto sapere come posso procurarmi il Suo libro su Vinsani.
    La saluto cordialmente.
    Tullio Franzoni

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