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Super malus

29 Agosto 2023 146 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non voglio negare la validità dei bonus edilizi che hanno consentito un rilancio di un’attività produttiva fondamentale, ridotta a zero durante la pandemia. E nemmeno disconoscere il contributo efficace che il rilancio dell’edilizia ha dato alla ripresa di tutte le attività connesse e allo sviluppo del Pil. Una sola obiezione. L’economia si può rilanciare coi bonus solo nell’emergenza, altrimenti si crea la bonus dipendenza, col rischio di costruire un’economia falsa e pericolosa. Falsa perché non fondata su motivi reali di sviluppo con evidenti contraccolpi che possono esplodere dopo. Pericolosa perché pagata a deficit. E se contribuisce ad aumentare il Pil parallelamente crea nuovo debito. Da questa spirale occorre uscire anche perché se i parametri europei ci indicheranno di ridurre il deficit annuo di 0,5 e non più dell’1%, come sottolinea Cottarelli nella sua esauriente intervista di ieri al Corriere, col 3,7 sul Pil previsto dal governo si otterrebbe una netta diminuzione dell’avanzo primario, cioè dell’indebitamento complessivo con l’esclusione degli interessi, e non certo in linea con le supposte previsioni europee. Di tutti i bonus quello che allo stato costa di più (addirittura 105 miliardi di euro secondo la Meloni) é il cosiddetto Superbonus al 110% delle spese. Cioè lo stato per l’efficientamento energetico degli edifici, comprese le spese per le nuove facciate, rimborsa il 10% in più delle spese. Lo stesso Draghi, che pure era costretto a subire l’influenza dei Cinque stelle, patrocinatori di tutte le spese e irresponsabilmente indifferenti alle entrate dello stato, lo aveva definito un errore. Cottarelli ha messo il dito sulla piaga sostenendo: “Un bonus al 110% che poteva essere utilizzato con la cessione è una modalità troppo generosa e troppo costosa per lo Stato. Su mia iniziativa la commissione finanze del Senato ha avviato un’indagine conoscitiva sui crediti di imposta”. L’indagine sarà finita in nulla dopo le dimissioni del noto economista da parlamentare. Personalmente sostengo che il superbonus che il governo giustamente intende abolire non é solo esoso, ma é anche iniquo, perché anziché rivolgersi a risolvere i problemi di chi sta peggio, tende a risolverli a chi sta meglio. E’ in sostanza un regalo ai proprietari di immobili, la stragrande maggioranza dei quali non avrebbe alcun problema a pagarsi in parte o anche in toto le spese di adeguamento degli edifici. E in più, essendo quelle stesse spese pagate dallo stato a debito, queste vanno a finire sulle spalle di coloro che proprietari di immobili non sono. Un conto é, sempre restando all’edilizia, investire per un piano scuole, del quale c’é bisogno, o nella costruzione o riadattamento di quei piccoli ospedali di zona che sono stati aboliti. E di quest’ultima rete ci sarebbe quanto mai bisogno, magari utilizzando anche quei fondi del Mes sanitario che il governo rifiuta. Altro conto é regalare ai proprietari di case somme gigantesche che hanno finito per gravare sulle casse dello stato, obbligandolo a dolorose rinunce. La filosofia della spesa facile con la logica clientelare può suscitare qualche consenso, anche corposo, ma se alla fine si scontra con l’impossibilità di trovare risorse per esigenze primarie diventa irresponsabilità. Evsi ritorce inevitabilmente contro quelli che l’hanno avanzata. Una volta Giuseppe Saragat coniò questo slogan per la socialdemocrazia: “Più  case, più scuole e più ospedali”. Mi sembra il contrario di chi pratica invece la logica del “più soldi ai proprietari di immobili”. Sarà questo forse più moderno, ma da socialista non lo giudico più giusto. Anzi…

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