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L’unione dei separati

2 Luglio 2024 118 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

E’ perfino naturale che la sconfitta delle due liste diciamo riformiste, quella di Stati uniti d’Europa, formata da Italia viva, Più Europa, Psi, e quella di Azione, con socialisti liberali e repubblicani, abbia messo in moto confronti e richieste di revisioni. Oggi da segnalare una lettera aperta di due dirigenti di Italia Viva e di Azione ai rispettivi partiti. Marattin e Costa, che già in passato avevano contestato la divisione di una lista che aveva conquistato quasi l’8% alle politiche e quasi 30 parlamentari. I due hanno scritto, dopo aver attribuito la responsabilità della sconfitta alla loro separazione: “Noi non ci rassegniamo a lasciare un pezzo di paese senza rappresentanza politica. Vogliamo contribuire a costruire, assieme a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi, un unico grande partito liberal-democratico e riformatore che non si arrenda a fare da vassallo ai populismi di questo bipolarismo”. Bene, su questa linea si é mosso anche il movimento socialista liberale che nel suo documento conclusivo ha parlato di “una Costituente senza personalismi e veti”. E a proposito di organizzazione del nuovo partito unificato sottolineano i due: “Leadership contendibile, classe dirigente qualificata, nessuna ambiguità sui contenuti, organizzazione territoriale efficiente e capillare sono gli elementi, ciascuno imprescindibile, di un progetto politico che voglia davvero definirsi tale. Tra i partiti pesanti del secolo scorso e i partiti personali di questi ultimi trent’anni, una terza opzione è possibile e ormai assolutamente necessaria se non si vuole far appassire la partecipazione politica o condannarla all’eterno scontro tra curve ultrà”. Verrebbe da dire: é proprio quello che ha chiesto il compagno Giovanni Crema con il suo intervento che si muoveva alla luce della sua esperienza nel territorio del Veneto. A lato un’intervista di Carlo Calenda non proprio omogenea rispetto all’esigenza di costruire un partito del terzo polo ed evidentemente condizionata dagli echi della situazione francese, che, come ammette lo stesso Calenda, é molto condizionata dal sistema elettorale. Calenda propine a tutta l’opposizione di presentare un unico emendamento alla legge di bilancio per spostare le risorse stanziate per il cuneo fiscale sulla sanità. Proposta indubbiamente interessante. E c’é un articolo di Bettini sempre su Il Riformista che sostiene, anche se non lo scrive apertamente, la trasformazione del terzo polo in una sorta di Margherita a presidenza Rutelli. Che é poi la stessa posizione del segretario del Psi Maraio che sollecita la nascita di una corrente riformista del campo largo. Mi limito per ora a fare una carrellata delle opinioni e del confronto che si é aperto che testimoniano che l’argomento suscita un interesse generale. Torno alla lettera di Marattin e Costa, perché, ovunque si voglia andare a sbattere, la separazione deve essere superata. Forse non dalle stesse persone che l’hanno provocata, ma da nuovi protagonisti. A volte un passo indietro, oggi si dice di lato, é necessario per farne uno avanti.

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