A proposito del 7 luglio
Avevo nove anni e seguivo più il Giro di Francia (si chiamava ancora così) che avrebbe vinto Gastone Nencini che non la cronaca e la politica. Ma ricordo bene che un paio di giorni prima del 7 luglio mio padre tornò a casa dalla Banca agricola dove lavorava molto scosso. Si era rifugiato in un cantiere per sfuggire agli scontri tra manifestanti e polizia. Furono 22 i poliziotti feriti e costretti alle cure dell’ospedale. Quel 7 luglio si annunciava un nuovo sciopero non autorizzato. Ricordo bene che un ragazzino piu grande che era andato in piazza ci confessò piangendo per la forte emozione: “La polizia ha sparato. Ci sono dei morti”. Mi precipitai in casa e mia madre non ci voleva credere. La polizia, erano arrivati reparti da Padova, aveva sparato ad altezza d’uomo. Per uccidere. Io stesso accompagnato da mia mamma vidi le vetrate dei negozi dell’Isolato San Rocco perforate dai colpi delle armi da fuoco. Poi la lettura dei giornali. Quelli di Reggio parlavano di rivolta comunista. L’Unità e l’Avanti di eccidio proletario. Tutto questo avveniva con un governo, quello di Tambroni, appoggiato dal Msi e mentre era esplosa una rivolta a Genova, medaglia d’oro alla Resistenza, per la convocazione del congresso missino. Ci furono altri incidenti e alcuni morti, a Palermo e Catania, e gravi scontri a Roma, a Firenze. Tambroni dovette cedere. E si formò il governo Fanfani delle convergenze parallele. Si astennero da posizioni opposte il Psi e il Pdium. Poi, nel giro di un anno, Fanfani passò a una maggioranza di centro-sinistra. Nenni seppe onorare quei morti offrendo all’Italia uno sbarramento concreto allo slittamento a destra.







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