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Attenta Elly

1 Agosto 2025 168 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La posizione supina a Conte della Schlein ricorda da vicino quella di Veltroni nei confronti di Di Pietro nel 2008. Veltroni volle apparentare solo l’ex magistrato e il suo partito perse clamorosamente le elezioni, venendo travolto da Berlusconi, gradualmente declinò voti a vantaggio di quell’altro nelle successive consultazioni e fu costretto a dimettersi. La Schlein pende dalle labbra di Conte in funzione della strategia del campo largo, sottovalutando però la posizione dei riformisti e dei centristi, e sposando, sui referendum, sul caso Albanese, sul rapporto coi magistrati, sul Rearm, sulla Palestina, le posizioni dei Cinque stelle. E anche sui pollici alzati o riversi nei confronti dei possibili candidati alle prossime regionali. Ha ragione Carlo Calenda quando definisce Conte “il giudice del popolo” in un’intervista rilasciata oggi al Corriere, perché l’avvocato-giudice promuove o boccia i candidati alle imminenti regionali a seconda dei suoi particolari interessi e Schlein, naturalmente, benedice le sue decisioni. E così a mò di oracolo di Delfo sanziona: Ricci può andare, perplessità su Giani, via libera a Fico, De Caro si vedrà, perché non ha ancora deciso se presentarsi. Fa una certa impressione che l’unica differenza, anche questa modulata attraverso una serie di atteggiamenti subalterni alla magistratura di entrambi, sia il caso di Milano. Conte chiede le dimissioni di Sala, sgravato ormai della principale fonte di accusa, e Schlein no. Milano é però la principale metropoli italiana. Possibile che a magistrati che vogliono definire la politica urbanistica della città, una città cresciuta quantitativamente e qualitativamente negli ultimi anni, forse senza un’attenzione marcata ai giovani, agli studenti, ai ceti meno abbienti, la Schlein non insorga in nome dell’autonomia della politica? Bizzarra anche la decisione dei domiciliari per Tancredi, Catella e Marinoni per possibile reiterazione del reato. Quale se nessuno dei tre occupa più la posizione di prima. Il reato sarebbe la possibile nomina di amici loro nella commissione Paesaggio. Come se da casa non potessero influenzarla lo stesso. Anche il governatore della Calabria Occhiuto ha ricevuto un avviso di garanzia per corruzione. E lui ha deciso di giocare d’anticipo e di sottrarre la facoltà sanzionatoria al leader Cinque stelle. Si é dimesso, ha chiesto elezioni e annunciato che si presenterà alla guida della coalizione di centro-destra. E i Cinque stelle? La parola dimissioni gli é rimasta strozzata in gola. Che altro potevano dire? Che un candidato con un avviso di garanzia si deve dimettere? Detto e fatto. Che non si può presentare alle elezioni? Avevano infranto il tabù facendo un’eccezione per Ricci. Il bel tacer non fu mai scritto, scandisce il noto proverbio italiano. E la Elly si é subito adeguata.

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