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La manovrina tra lucine e ombrine

23 Ottobre 2025 183 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sulla manovra la Uil si stacca da Landini e si avvicina alla Cisl. Il segretario del sindacato Bombardieri lo dice chiaro e tondo: “Siamo soddisfatti dei due miliardi che il governo ha destinato ai temi della contrattazione e della detassazione degli aumenti contrattuali, non solo per la cifra in sé ma perché riconosce il fatto che il contratto possa essere lo strumento di democrazia economica del nostro paese”. E ha aggiunto: “Auspicavamo di più, ma in una manovra di questo tipo (di 18,7 miliardi) due miliardi al rinnovo dei contratti può dare un messaggio forte al Paese. E’ chiaro, ha rilevato Bombardieri, “che nel resto della manovra ci sono alcune misure che noi non condividiamo, sulle pensioni non é stato fatto nulla, si é peggiorata la situazione (leggero aumento dell’età pensionabile ed eliminazione di opzione donna). E su quest’ultimo punto la Fornero dovrebbe proprio chiedere i danni. Salvini si era più volte esposto nel dichiarare la volontà di abrogare la sua riforma che invece é lì, intatta, dalla fine del governo Monti (2013) ad oggi. Non era anche uno dei cavalli di battaglia del centro-destra in campagna elettorale? Ma, si sa, un conto sono gli slogan e altro é il governare, con vincoli europei e necessità di rispettare la percentuale del Pil sul debito. Diciamo che gli slogan sono fatti di parole, il governare é fatto di conti e spesso di rigidità. D’altronde ritoccare profondamente la Fornero e ridurre l’età pensionabile é sbagliato per due motivi: l’appesantimento del deficit e, come avvenne per lo scalone da parte del governo Prodi, ritenere l’età pensionabile per lavori non usuranti, e non per esempio le pensioni minime, un’emergenza del Paese. Si sono tassati i profitti delle banche, e questo e un altro fatto positivo. I quattro miliardi e mezzo di prelievo potevano essere utilizzati proprio per aumentare le pensioni minime o per alzare il tetto di spesa della sanità che viene elevato, ma poco, di due miliardi o poco più, e non per tagliare di soli due punti l’Irpef per i redditi del ceto medio (da 30 a 50mila euro): si tratta di poco più di 30 euro al mese (una pizza fuori casa). Non credo che nessuno se ne accorgerà. La manovra é una manovretta. E’ la minore dopo quella del governo Letta, che era attorno ai 15 miliardi. Ancora in bilico la maggior tassazione dei cosiddetti affitti brevi, che secondo Lega e Forza Italia potrebbero indurre ad un aumento generalizzato dei costi anche della prima casa. Probabilmente questa tassazione cadrà in Parlamento e verrà sostituita da altre entrate. Un giudizio generale? Una manovra tra luci e ombre. Carlo Calenda, leader di Azione, ha così commentato: “Abbiamo chiesto due cose e una delle due credo l’abbiano accettata. Rimettere Industria 4.0 e ridurre i costi dell’energia, visto che è l’85% superiore a quello europeo. Insieme ovviamente alla questione dei medici, infermieri e del pronto soccorso. Su Industria 4.0 pare che abbiano ascoltato. Mi pare che intanto bisogna capire qual è la strada”. Poi un affondo: “Se non metti a posto i servizi fondamentali dello Stato, cioè sanità, sicurezza e se non pensi alla crescita, il taglio delle tasse è inutile”. Un caffè al giorno, anzi, con l’aumento del prezzo del caffè, solo una ventina al mese…

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