E Nabucco si convertì
E’ andata in scena nei teatri di Modena e Reggio Emilia la terza opera di Verdi, quella che ne segnò un clamoroso successo, contrariamente alle altre due, Oberto conte di San Bonifacio e Un giorno di Regno, e si avviò a consacrarlo come mito del teatro musicale dell’Ottocento. Il Nabucco, meglio il Nabucodonosor, re dei babilonesi, é opera che segna l’invasione di questi ultimi a Gerusalemme, ma il regista vuol significare, con i costumi del coro, che si tratta di qualsiasi popolo oppresso in ogni epoca. Certo sarebbe stata azzardata l’operazione di trasformare gli ebrei in palestinesi e contrariamente a quello che é avvenuto alla fine di Otello e di Falstaff a Parma non é stata issata sul palco la bandiera di Palestina. La regia di Federico Grazzini interviene poco con installazioni luminose e un carcere aperto in cui il coro intona un “Va pensiero“ piuttosto distratto. Dunque é rispettosa del tracciato dell’opera senza operare incursioni devianti e schizofreniche come in altre occasioni é avvenuto, ad esempio trasformando gli ebrei in italiani in lotta per l’indipendenza dagli austriaci, forzatura che pure é stata più volte utilizzata considerando il famoso coro come inno patriottico. E dunque si può parlare di musica e di canto. Che sono le due componenti principali dell’opera lirica. Cominciamo dall’orchestra. Massimo Zanetti dirige al meglio la Filarmonica italiana (solo un pò barcollante nei fiati) e la sorregge tenendo forti e fortissimi per tutto il primo atto. Eccede forse quando li tiene sul cantato, ma si piega anche in commoventi pianissimo come nell’accorata romanza di Abigaille “Ben io t’invenni… Anch’io dischiuso un giorno”, del secondo atto. A proposito di Abigaille, la donna guerriero, eccellente é stata la prestazione di Marta Torbidoni, un soprano oggi drammatico e di agilità, com’é necessario per la parte, immaginata per Giuseppina Strepponi, in verità alquanto provata, dicono, e di scarsissima presa. Che Verdi le abbia voluto fare un brutto scherzo data la relazione in itinere tra i due? La parte di Abigaille si presta a una triplice vocalità. Quella irruente e aggressiva del soprano drammatico, quella a sbalzo alto del soprano d’agilità e quella di ripiegamento romantico del soprano lirico. Parte difficile, impervia che la Torbidoni ha brillantemente superato. Pensare che era nata come soprano prettamente lirico e interpretato parti come Butterflay, Gilda, Liù, Micaela. Adesso le si aprono le porte per divenire un’ottima Leonora. Per Lady Macbeth c’é tempo. Riccardo Zanellato é un po’ in debito di voce. Il basso veneto si salva con la classe artistica e la qualità del canto e copre il difetto della scarsa emissione con l’esperienza. Uno Zaccaria che in scena appare sicuro come nella prima aria “D’Egitto là sui lidi”. Il Nabucco di Fabian Veloz é il contrario. Dotato di voce potente, il baritono argentino non é quasi mai credibile nelle parti del re. Entra in scena con una coppola e sembra un meccanico di biciclette, denotando ben poca invadenza regale. Poi, dopo il fulmine divino che lo colpisce al compimento della frase “Io non son re, son Dio”, sembra che caschi colpito da un improvviso malore. Mi é parso più convincente nel duetto con Abigaille “Donna chi sei?”. E nella sua preghiera “Dio di Giuda”. Prestazioni discrete del tenore Matteo Despole (un esile Ismaele) e Chiara Mogini (una robusta Feneha). Il coro. é ben affiatato, coordinato e diretto. Ma, devo dire la verità, poco emozionante. Nel “Va pensiero” forse inframmezzato da troppe pause e cambi di ritmo e ne “Gli arredi festivi” e in “Si ridesti il mio cor”, sembra un po troppo scolastico. Ma nel Nabucco il coro é iil protagonista. Ti deve trascinare e prendere nel più profondo del cuore. Così non avviene. Canta bene, forse troppo, ma non ti punge. Nella ripresa domenicale Zanellato (Zaccaria) é stato sostituito dal basso Ramaz Chikviladze. Buona la sua prestazione nonostante un recente incidente lo abbia costretto a cantare spesso sorretto dagli altri. La fede nel Dio degli ebrei lo avrà convinto ad esibirsi nonostante il dolore. In fondo aveva convertito il re Nabucodonosor. Cosa volete che sia una storta a un piede…







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