No, caro Claudio
Dunque Claudio Martelli, del quale sono stato e sono tuttora amico ed estimatore, ha dichiarato pubblicamente che non sa se andrà a votare al referendum sulla legge costituzionale della giustizia. La motivazione é che non incide sull’Anm, quell’associazione nazionale dei magistrati che resterebbe ancora luogo di incontro tra magistratura inquirente e giudicante. E che, secondo Martelli, sarebbe il vero centro del malaffare giudiziario (“é il luogo in cui le correnti fanno i giochini e condizionano le scelte del Csm”, ha osservato) La valutazione di Martelli é come sempre pertinente. Resta il fatto che se anche fosse vero, e almeno in parte lo é, questo non cancella le altre discrasie del sistema. E poiché un referendum confermativo può solo approvare o bocciare una legge vediamo quale sarebbe il risultato di una sua bocciatura alla quale un’astensione darebbe un suo piccolo contributo. Conte, la Schlein e Fratoianni alzerebbero le loro bandiere in segno di vittoria e con loro quella stessa Associazione nazionale magistrati che, sfidando la Costituzione, si é fatta partito politico costituendosi come comitato del no. Il Csm sarebbe ancora unico, composto da magistrati inquirenti e giudicanti ed eletto dai partiti dei magistrati con metodo proporzionale. E continuerebbe a spartirsi le procure a prescindere da tutti i curricula che adesso nessuno legge, come mi testimonia una ex sua componente, e si spartirebbe anche tutti gli incarichi ministeriali e non, in modo da configurarsi come un vero e proprio Parlamento con una maggioranza e una minoranza. Un Parlamento dei magistrati contro il Parlamento della Repubblica, almeno in questo caso. Il solito conflitto che almeno da 35 anni é attivo nel nostro Paese e che Palamara ha richiamato efficacemente nel suo libro, citando fatti, nomi, cognomi e reati senza essere denunciato da alcuno. Il sorteggio é uno strumento per evitare questo. Non sarà perfetto e sarà anche verosimile che non cambierà molto perché, come ripete Luciano Violante, il 90% dei magistrati é iscritto alle varie associazioni politiche, ma é il primo tentativo di opporre alla logica correntizia un modo di operare diverso. Per di più, bocciando anche l’istituto a cui dovrebbero essere demandati dal Csm i provvedimenti disciplinari, questi ultimi resterebbero competenza dello stesso Csm e con quale obiettività questo agisca é sotto gli occhi di tutti. Il testo della legge ricalca poi quello lanciato nel 2006 dalla Rosa nel pugno, che firmai anche personalmente, e socialisti e radicali sono sempre stati d’accordo sulle disposizioni oggi contenute nella legge Nordio. Voglio anche ricordare che il nonno della Schlein, del quale la segretaria del Pd si é detta erede almeno per quanto riguarda la lotta sui diritti civili condotta assieme a Emma Bonino, in una intervista a Radio Radicale del 19 settembre del 1996, affermò:“Nonostante la forza notevolissima della corporazione dei magistrati, io credo che si arriverà alla separazione (delle carriere). Si arriverà a questo per una ragione semplicissima: perché gli abusi che stanno facendo alcuni Pubblici Ministeri che ormai si considerano intoccabili, sono tali, dunque, che non è possibile concepire che poi quei magistrati vadano a fare i giudici“. Erano le parole di Agostino Viviani, senatore socialista eletto a Milano e poi componente del Csm, in quota Forza Italia. Lo stesso Viviani con una proposta di legge anticipò di dieci anni il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati con una proposta di legge del 1976. Tutte le battaglie di garanzia e di diritto, comprese quelle combattute a viso aperto e con coraggio da Claudio Martelli, come quest’ultima, fanno parte dell’album di famiglia. Spero che Claudio ci pensi bene prima di sottrarsi a una nuova battaglia di libertà. Contro la casta dei magistrati e la sinistra della conservazione e del giustizialismo.







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