Il mondo degli ignoranti
Resto sgomento a fronte dei continui post e commenti sui social di carattere offensivo rivolti all’Ucraina. Si tratta della posizione di qualche manipolo di esaltati o l’indifferenza e la contrarietà alla lotta di resistenza del popolo ucraino appartiene alla maggioranza degli italiani? Si tratterebbe di un unicum in Europa. Sui social l’ostilità é davvero tragicomica e si rivolge contro un paese aggredito e democratico dove la magistratura può aprire un procedimento verso il suo governo e in una fase di guerra e non verso un paese autoritario e bellicista cha fatto dell’aggressione e della conquista la sua politica, spendendo il 30 per cento del suo bilancio in armamenti, per invadere la Cecenia, la Georgia, la Crimea e l’Ucraina. Vi é palesato un linguaggio rozzo, ignorante e al tempo stesso saccente. Una disinformazione arrogante. E testimonia il punto basso a cui, spero, solo una parte di italiani si arrocca per difendere egoismi atavici, indifferenze croniche e qualunquiste, a volte sposandole col riscatto di ideologie fallite. Mi chiedo se tutto questo non sia originato in Italia da una campagna continua, incessante, violenta contro la classe politica e gli istituiti democratici: da Mani pulite, sconfessata dal suo stesso esecutore, all’odio scatenato da Travaglio e Grillo contro i presunti privilegi dei parlamentari, alla rivolta contro la casta che ha alimentato pericolose derive anche a livello elettorale. I termini sono gli stessi, i toni anche, gli insulti i medesimi. Ma oggi anche la classe politica, quella che ha preferito seguire gli istinti dei cittadini e non risolvere i loro fondamentali problemi, dovrebbe compiere una riflessione autocritica. La politica, quella nobile, non è ricerca di consenso seguendo passivamente i sondaggi, ma capacità di modificare i sondaggi con proposte e realizzazioni coerenti con le idee di ciascuno. Filippo Turati possedeva la facoltà di intuire il futuro anche se tutti gli davano torto al momento per restituirgli la ragione dopo. Oggi bisognerebbe intervenire soprattutto con tre immediate operazioni: la possibilità di aumentare il livello di vita di chi ha più bisogno. Bisogna pur tenere presente che gli stipendi sono fermi da trent’anni e che il loro potere d’acquisto é calato, dunque tutto deve essere rivolto, anche da parte del sindacato che volge spesso il suo sguardo altrove, a questo tema con gli accorgimenti politici necessari. Poi sarebbe ora di riconsegnare al popolo il potere di eleggere il parlamento, attraverso la reintroduzione delle preferenze tanto contestate, e infine introdurre nelle scuole superiori la materia della politica estera. Di più. Bisognerebbe educare i giovani a leggere e studiare il futuro travolgente che ci aspetta, le modificazioni, soprattutto nel mondo del lavoro, dell’uso dell’intelligenza artificiale, l’introduzione prossima dei robot, il significato della ricerca di sempre più sofisticate tecnologie. Il problema é che il mondo sta cambiando velocemente per merito di una scienza che corre sempre in tempi molto più veloci della politica, e questo soprattutto in Cina, e noi ci attardiamo a scrutare, se va bene, solo il presente. Non può essere questo il mondo degli ignoranti, bisogna educare come facevano un tempo gli apostoli del socialismo che insegnavano a leggere e scrivere, all’uso delle nuove tecnologie e di un nuovo linguaggio. Il compito educativo deve essere pane del nuovo socialismo liberale. Non ci si sta accorgendo della crisi profonda del nostro sistema liberal-democratico. Ma esiste, può esistere una democrazia, che é anche etimologicamente potere del popolo, se la maggioranza del popolo diserta le elezioni? E questo é problema solo italiano, giacché siamo diventati, da paese europeo ove si votava di più, paese europeo dove si vota di meno. D’altronde la trasformazione del sistema politico identitario in sistema non identitario é avvenuta, a seguito dei fenomeni dei primi anni novanta, solo in Italia. Su tutto questo occorre riflettere e agire per evitare di dare solo la colpa al popolo. “Non bisogna eleggere il nuovo parlamento, bisogna eleggere il nuovo popolo” disse un noto dirigente comunista della Germania Est. Operazione facile nelle dittature, impossibile nelle democrazie. E tuttavia quella parte del popolo che accusa la resistenza ucraina di essersi battuta contro gli invasori, mi ricorda tanto quelli che offendevano chi partiva volontario per la guerra di Spagna in difesa della Repubblica. Ha vinto Franco. Potevano anche non partire, dunque…
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