Il 2026 e la tragedia di Crans Montana
Ultimo dell’anno tragico. La strage di ragazze e ragazzi di Crans Montana, comune elvetico di diecimila anime del Canton Vallese, nel distretto di Sierre, fa rabbrividire: per il numero di morti, oltre 40, ma sono destinati ad aumentare, e di feriti, oltre cento, parzialmente devastati dalle fiamme, alcuni in fin di vita. La tragedia induce al silenzio, alla preghiera per chi ha fede, al dolore misto a sbalordimento, soprattutto per chi ha figli o nipoti di quell’età. Un’era che si affaccia alla vita di ragazzi under 17, il germoglio appena abbozzato di un fiore di primavera improvvisamente appassito e violentemente estirpato. Ma la riflessione é inevitabile. Quella tragedia poteva essere evitata? L’incendio é stato provocato da una dabbenaggine (hanno, o qualcuno ha, appeso una girandola incendiaria su una bottiglia di champagne e l’incendio si é diffuso sul soffitto in legno troppo basso), si poteva evitare con maggiori scrupoli di sicurezza, c’era una sola scala di uscita da quella sala interrata, e le domande scorrono via come l’acqua di un fiume in piena. E si dissolvono nell’impotenza di un dramma che é già avvenuto. E che non si può più evitare. Nonostante le domande. Madri, padri, fratelli, sorelle, parenti restano attoniti, sfiniti, vuoti di speranza in attesa di notizie che non arrivano e lo scorrere del tempo è foriero di cruda rassegnazione. Non si può calare il sipario su siffatta tragedia degna di Eschilo senza osservare che il 2026 si é aperto coi peggiori auspici. Subito dopo la mezzanotte é avvenuta l’apocalisse di ragazzi in festa, e le immagini, quelle viste e quelle raccontate dai superstiti, sono raccapriccianti, sconvolgenti. Ma dobbiamo guardare avanti sia pur con l’animo mesto e anzi terrificato. E sperare che il 2026 sia un anno migliore di quello che l’ha preceduto. E che l’ombra della prima tragedia possa presto lasciare il posto al sole e al sorriso di una pace e di una giustizia universali. Si fa molta fatica, soprattutto adesso. Il presidente della Repubblica Mattarella ha voluto ricordare l’Ucraina e le colpe di Putin e l’inutilità di una pace rassegnata e dell’accettazione della logica del più forte, e così pure la tragedia di Gaza e di una popolazione costretta dopo i bombardamenti e gli eccidi a subire il freddo nelle capanne. Papa Leone XIV ha parlato di disarmare le parole e Dio sa quanto, negli anni di piombo in Italia, le parole di tanti cattivi maestri hanno armato giovani portandoli a uccidere gli altri e a gettar via la loro stessa vita. Il leopardiano venditore di Almanacchi prevedeva che l’anno nuovo sarebbe stato certamente migliore e di anno nuovo cantava Dalla sostenendo, dopo avere immaginato che tutto avrebbe cambiato al meglio: “L’anno nuovo che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando e questa la novità”. Noi aspetteremo buone notizie, anzi ci stiamo preparando ad esse con l’umore scosso e ferito dal primo evento, sconvolgente, che non sarà facile dimenticare.







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