Home » Nazionale

Il 2026 e la tragedia di Crans Montana

2 Gennaio 2026 188 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ultimo dell’anno tragico. La strage di ragazze e ragazzi di Crans Montana, comune elvetico di diecimila anime del Canton Vallese, nel distretto di Sierre, fa rabbrividire: per il numero di morti, oltre 40, ma sono destinati ad aumentare, e di feriti, oltre cento, parzialmente devastati dalle fiamme, alcuni in fin di vita. La tragedia induce al silenzio, alla preghiera per chi ha fede, al dolore misto a sbalordimento, soprattutto per chi ha figli o nipoti di quell’età. Un’era che si affaccia alla vita di ragazzi under 17, il germoglio appena abbozzato di un fiore di primavera improvvisamente appassito e violentemente estirpato. Ma la riflessione é inevitabile. Quella tragedia poteva essere evitata? L’incendio é stato provocato da una dabbenaggine (hanno, o qualcuno ha, appeso una girandola incendiaria su una bottiglia di champagne e l’incendio si é diffuso sul soffitto in legno troppo basso), si poteva evitare con maggiori scrupoli di sicurezza, c’era una sola scala di uscita da quella sala interrata, e le domande scorrono via come l’acqua di un fiume in piena. E si dissolvono nell’impotenza di un dramma che é già avvenuto. E che non si può più evitare. Nonostante le domande. Madri, padri, fratelli, sorelle, parenti restano attoniti, sfiniti, vuoti di speranza in attesa di notizie che non arrivano e lo scorrere del tempo è foriero di cruda rassegnazione. Non si può calare il sipario su siffatta tragedia degna di Eschilo senza osservare che il 2026 si é aperto coi peggiori auspici. Subito dopo la mezzanotte é avvenuta l’apocalisse di ragazzi in festa, e le immagini, quelle viste e quelle raccontate dai superstiti, sono raccapriccianti, sconvolgenti. Ma dobbiamo guardare avanti sia pur con l’animo mesto e anzi terrificato. E sperare che il 2026 sia un anno migliore di quello che l’ha preceduto. E che l’ombra della prima tragedia possa presto lasciare il posto al sole e al sorriso di una pace e di una giustizia universali. Si fa molta fatica, soprattutto adesso. Il presidente della Repubblica Mattarella ha voluto ricordare l’Ucraina e le colpe di Putin e l’inutilità di una pace rassegnata e dell’accettazione della logica del più forte, e così pure la tragedia di Gaza e di una popolazione costretta dopo i bombardamenti e gli eccidi a subire il freddo nelle capanne. Papa Leone XIV ha parlato di disarmare le parole e Dio sa quanto, negli anni di piombo in Italia, le parole di tanti cattivi maestri hanno armato giovani portandoli a uccidere gli altri e a gettar via la loro stessa vita. Il leopardiano venditore di Almanacchi prevedeva che l’anno nuovo sarebbe stato certamente migliore e di anno nuovo cantava Dalla sostenendo, dopo avere immaginato che tutto avrebbe cambiato al meglio: “L’anno nuovo che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando e questa la novità”. Noi aspetteremo buone notizie, anzi ci stiamo preparando ad esse con l’umore scosso e ferito dal primo evento, sconvolgente, che non sarà facile dimenticare.

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.