Quando erano tutti per il Sì
Dalla Bicamerale di Massimo D’Alema che proponeva nel 1998 la separazione costituzionale delle carriere dei magistrati (“due distinti ruoli, con due diversi Csm”), al programma dell’Ulivo del 2001 (“separazione delle funzioni tra giudici e piemme, con percorsi di carriera distinti. Per modernizzare la giustizia, ridurre conflitti di ruolo”, firmato da Fassino e Rutelli), al Ddl costituzionale del ministro della Giustizia del governo Prodi (2006-2008) Clemente Mastella che propose la separazione delle carriere, sostenuta dai Diesse Fassino e Violante e dalla Margherita, Francesco Rutelli. Poi il governo Prodi cadde e la legge non venne approvata. Fino al 2014 col ministro del governo Renzi Andrea Orlando (Pd) che introdusse il divieto di passaggio da piemme a giudice dichiarando: “Abbiamo realizzato una separazione funzionale. La separazione delle carriere è il passo successivo”. Dal canto suo Matteo Renzi annotò: “Serve separare piemme e giudici, come in Europa”. Al congresso del Pd del 2019 dove venne approvata la mozione Martina, firmata anche da Deborah Serracchiani che afferma: “La separazione delle carriere è ineludibile per garantire la terzietà del giudice”. E la stessa Serracchiani dichiarò: “Non possiamo più difendere l’unità della toga come dogma”. Nel 2021 il Pd sostiene la riforma Cartabia che rafforza la separazione funzionale prevedendo un solo passaggio in carriera (Piemme e giudice o viceversa) nella vita, ma non nella stessa regione. Enrico Letta (segretario Pd) commenta: “È un passo verso la separazione. Serve ora il coraggio di completarla”. E Orlando (ministro): “Abbiamo separato le funzioni, ora serve separare le carriere”. Veniamo alla scelta del sorteggio. Marco Travaglio, che oggi contrasta il sorteggio nella scelta dei membri dei due Csm così commentava nel 2021 in tivù la crisi di credibilità in cui versava la magistratura e in particolare il Csm: “Bisogna inserire un elemento di casualità in coloro che la giudicano. L’unico modo di inserire un elemento di casualità è sorteggiarli. Se un magistrato ha il potere di arrestarmi, potrà avere il potere di giudicare i suoi colleghi. Per quale motivo non li possiamo sorteggiare? Li sorteggiamo tra i magistrati, mica li sorteggiamo tra i passanti”. E Nicola Gratteri annuiva: “Sì con il sorteggio metteremmo fine alla logica delle correnti organizzate”. Adesso Gratteri capeggia il comitato del no che criminalizza il sorteggio. Ancora. Peter Gomez, direttore de Il Fatto quotidiano online, strenuo avversario della legge Nordio, affermava in tv che il sorteggio era un’opzione valida. Gli stessi Cinque stelle, citati da Travaglio, l’avanzarono come suggerimento al governo assieme a Forza Italia. Non é passato un secolo ma son trascorsi solo pochi anni. Tout passe, tout lasse, tout casse. Bettini, l’ideologo pidino, si é detto favorevole alla separazione delle carriere, poi ha cambiato posizione perché il referendum ha assunto una valenza politica. E quale referendum non l’ha assunta? Ma chi vincerà se prevarranno i no? Non vinceranno i riformisti del Pd, quelli che si sono distinti per una opposizione politica alla sua leadership, né Più Europa e men che meno socialisti, radicali e Azione che si son schierati per il Sì e nemmeno Renzi fermo nel suo non so. Vinceranno la Schlein e Conte, quell’asse che la parte riformista e liberale dello stesso centro-sinistra vuole comprimere. Ma se la bocciatura di una legge condivisibile porterà lievi danni al governo Meloni che ha già assicurato che non si dimetterà, ne porterà di più gravi al sistema della giustizia italiana. Il dilemma é tra una nuova legge, non esente da critiche, e nessuna legge per molti anni ancora, con la permanente confusione dei piemme e dei giudici che si votano reciprocamente incarichi, promozioni e prebende e non sono affatto autonomi gli uni dagli altri, con la parte minoritaria della magistratura iscritta alle associazioni politiche (poco più di 2mila su 9mila magistrati) che si prende tutti i membri del Csm lasciando non rappresentata la maggioranza, e con una commissione disciplinare interna al Csm che non solo assolve il comportamento degli aguzzini di Enzo Tortora. Ma li premia. Questo il prezzo da pagare per dare uno schiaffetto alla Meloni? Sì. Ne vale la pena? La risposta alle vostre coscienze.







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