Meno due
Mancano due giorni alla data del referendum sulla legge per il nuovo ordinamento giudiziario italiano. Chi dice che questa non é la riforma della giustizia, che non implementerà gli organici e non ridurrà i tempi dei processi ha ragione. Non riuscirà nemmeno a pacificare il mondo e a renderlo più libero. Il benaltrismo é stato dilagante in questa campagna elettorale. Questa legge é semplicemente un dispositivo che cambia tre norme: la unicità delle carriere di giudici e piemme che vengono separate formando due Csm, l’elezione del Csm, che da proporzionale e su liste di organizzazioni politiche che si spartiscono questo organo di autogoverno rappresentando soltanto 2mila magistrati su 9mila, viene affidato al sorteggio sia per la parte togata sia per la parte laica, le disposizioni disciplianri che vengono sottratte al Csm e affidate a un’Alta corte di disciplina, peraltro composta da una maggioranza di magistrati e da una minoranza di laici. Niente di particolarmente rivoluzioanario, niente di drammatico. La verità é che l’opposizione, pur essendo nel passato favorevole a queste proposte, il Pd alla separazione delle carriere e ai due Csm, il movimento Cinque stelle anche al sorteggio, come favorevoli erano due aggressivi assertori del no come Gratteri e Travaglio, hanno voluto fare di questa scadenza un referendum non su una legge, ma sul governo. Questo contraddicendo quella Costituzione che pretendono di difendere (quando non la cambiano loro). E in particolare distorcendo il significato del suo articolo 138 che dispone i meccanismi delle riforme costituzionali. E si sono inventati tre cose, false, evidentemente false. Che la legge mette sotto tutela del governo e della politica i magistrati, ed è semmai vero il contrario, perché libera i magistrati dalle tossine delle loro organizzazioni politiche, e se leggete gli otto articoli della legge non c’é un paragrafo, una frase, una parola dai quali si possa evincere un’accusa così strampalata. Secondo. Che questa legge prelude a scenari inquietanti e pericolosi per la nostra democrazia. Quali sarebbero? Il fascismo? Ma davvero c’é un rischio di una svolta autoritaria e addirittura fascista in un paese europeo, in un continente democratico destinato a una politica estera comune? Ma davvero si può ipotizzare un simile rivolgimento? Ma ci sono fascisti al governo, si dice. Ora io non ho visto fez e orbaci né manganelli e olio di ricino. Ma neppure provvedimenti particolarmente lesivi della nostra convivenza democratica. Il premierato? Personalmente sono contrario, ma un presidenzialismo esiste in Francia e non mi pare che la Francia, patria della democrazia, passi per essere un paese fascista. E poi, dulcis in fundo, la lesione alla Costituzione. A parte il fatto che i costituenti accolsero la legge Grandi del 1941, questa sì fascista, che sanciva l’unicità di magistrati requirenti e giudicanti, in attesa di variazione, come recita il settimo dispositivo allegato alla Costituzione, ma quante volte si sono messe mani e a volte anche i piedi, vedi il taglio dei parlamentari, sulla Costituzione? Uno striscione appeso nella mia città recita: “Giù le mani dalla Costituzione. Vota no”. Era pronto da trent’anni e lasciato in soffitta nel 2001 quando la maggioranza ulivista sostituì l’intero capitolo V della Costituzione, apparso nel 2004 quando invece a cambiarla tentò di provvedere il governo Berlusconi-Bossi con la devolution, riposto in soffitta in occasione della legge Renzi col referendum del 2016 che cambiava 47 articoli del dettato costituzionale, e anche in occasione del referendum sul taglio dei parlamentari del 2021, riappare oggi in occasione della legge sull’ordinamento giudiziario. Ricorda la frase del Contrordine compagni. Ordine: esporre. Contrordine: togliere. Ma sempre in difesa della Costituzione…







Leave your response!