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Riabilitiamo la prudenza del governo italiano?

Alla luce di tutto quello che è emerso, delle ambiguità di molti paesi nella lotta all’Isis, delle clamorose denunce russe sulle connivenze turche, della comprovata scarsa efficacia dei bombardamenti nelle zone controllate dal Daesh, del conflitto reale tra forze di opposizione ad Assad e dittatore iracheno con molteplici guerre che si combattono in Siria, della reticenza americana anche dopo la strage in California che ormai si attribuisce apertamente all’estremismo islamico, alla luce di questo e di altro ancora come si può non apprezzare la prudenza di Renzi e del governo italiano?

Eppure mi restano domande angosciose a cui chiedo di dare risposta. La prima è relativa alla necessità di sconfiggere il terrorismo, e innanzitutto di espropriarlo di un territorio che oggi si spande dall’Iraq alla Siria, e purtroppo ormai a parte della Libia, con il trasferimento a Sirte, in faccia all’Italia, del suo quartier generale. Con questa babele di linguaggi e di strategie continueremo a rimandare a un futuro non decifrabile quell’invasione di terra che tutti gli strateghi militari ritengono necessaria. Poi con quali forze e composta da quali paesi mi risulta difficile ipotizzarlo.

Davvero la comunità internazionale non riesce a trovare un punto di convergenza per estirpare quello che da tutti viene ritenuto il cancro da cui derivano poi le conseguenti metastasi? E prima ancora, perché ogni paese di questa fantomatica coalizione non si trova in una conferenza internazionale, sul tipo di quella di Yalta, e decide una strategia comune come riuscirono a fare perfino Rooswelt e Stalin con un progetto sul dopo, che convinca e accomuni i diversi contraenti? È davvero possibile che gli Usa continuino a mantenere provvedimenti contro la Russia, e l’Europa anche, mentre si combatte in una guerra che dovrebbe accomunare tutti?

È possibile che tra gli stessi che dovrebbero combattere lo stesso nemico, Russia e Turchia, sia in atto un conflitto di questa portata con gli Usa costretti a difendere l’indifendibile? È possibile che anche tra gli stati arabi, penso ad Arabia Saudita e Quatar, vi sia tale e tanta ambiguità di comportamento? Alla fine o si arriverà a una sintesi oppure giocando col fuoco finirà che ci bruceremo ineluttabilmente. Il rischio non è di combattere invano, ma di non combattere affatto, o di combattere senza vincere o addirittura di combattere tra gli stessi che dovrebbero avere un nemico comune. Quella che rischia di divenire una preveggente virtù, infatti, è frutto della confusione e dell’ambiguità altrui. L’impotenza è il risultato della confusione e questo però favorisce il terrorismo.

Se siamo costretti a lodare la prudenza, che è sempre una virtù, ma anche l’immobilismo, è perché rischiamo di essere prossimi alla catastrofe. Non perché sia una posizione giusta e opportuna. E qui nasce il solito e ormai desueto ritornello sull’Europa che non c’è. Qualcosa c’è nell’Europa, e cioè il nuovo asse franco-britannico-tedesco, che accomuna anche i socialisti dei tre paesi, esclusa la sinistra laburista di Corbyn. La Germania ha scelto di inviare uomini e mezzi di supporto e non per bombardare. Bombardare é oggi non solo inefficace, ma anche assai più brutale che invadere. Non poteva essere questa anche la posizione dell’Italia? Prudenza e moderazione non possono portare all’esaltazione dell’immobilismo solo perché “è alta la confusione sotto il cielo”. Anche l’impotenza può essere fonte di confusione. Inazione e azione scomposta e inefficace rappresentano infatti due facce della stessa medaglia. Da spendere bene per i terroristi.