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In quale mondo viviamo (e loro?)…

15 Ottobre 2018 464 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Molti parlano e taluni decidono senza capire il mondo di oggi. Senza afferrarne la natura, senza sapere decifrarne regole, senza riuscire ad anticiparne tendenze. Parlano di buoni principi che rischiano di trasformarsi in decisioni deleterie per quegli stessi a cui si tende provvedere. Insistono pensando a meccanismi che non esistono e ignorando quelli esistenti. Negli anni ottanta si ragionava in questo modo. Il mondo era più semplice, politicamente ed economicamente. Nel 1980 il debito italiano era al 60 per cento del Pil, il problema di fondo era l’inflazione che si annunciava a due cifre, mentre la Banca d’Italia comprava la parte di Bot e Cct che il mercato non assorbiva calmierando così gli interessi che restavano alti ma inferiori al tasso inflattivo. Non esisteva l’euro, né era presente alcun tipo di vincolo europeo (il trattato di Maastricht data 1992), ancora la globalizzazione non era divenuta preponderante e non era stato firmato il WTO (il trattato di commercio unico). Una parte di Europa era ancora sotto il giogo comunista e l’Urss, una repubblica che univa stati e che si configurava come la seconda potenza mondiale in un globo allora dominato dal bipolarismo Usa-Urss, univa in un vincolo militare e politico popoli e nazioni.

L’Italia attraversava un suo specifico dramma, quello del terrorismo che negli anni ottanta fu soprattutto rosso e che insanguinava quotidianamente le nostre strade, mentre la configurazione geografica del nostro paese, al confine tra Ovest ed Est e tra Europa e Medio Oriente, aveva reso la nostra nazione permeabile a stragi, attentati, omicidi, che spesso proiettavano in tutto il mondo misteri spesso tuttora impenetrabili. L’Italia era un paese dalle verità nascoste, al quale un sistema politico costoso ma efficace e una classe dirigente di valore avevano assicurato democrazia, sviluppo e benessere sempre più generalizzato. Terrorismo e inflazione furono i problemi che i governi degli anni ottanta, da Cossiga a Craxi, si trovarono a dover affrontare. E lo seppero fare con successo grazie a uomini come il generale Dalla Chiesa, a decisioni come la legge sui pentiti (che iniziò a sconfiggere anche Cosa nostra), a leggi come il decreto di San Valentino che sacrificando alcuni punti di scala mobile assorbiva percentuali di inflazione. Il tutto fu certo agevolato da un buon andamento dell’economia mondiale e dalla possibilità di attingere risorse senza preoccuparsi troppo del debito.

Aggiungo però che in quel periodo nessun governo aumentò in deficit la spesa pubblica e che durante il governo Craxi fu l’aumento del tasso di interesse ad elevare il rapporto tra deficit e pil, come ha più volte ricordato Nicola Scalzini, all’epoca collaboratore economico del governo del segretario del Psi. Oggi tutto é cambiato. Il nostro mondo é costituito da queste preponderanti novità con le quali tutti dovrebbero fare i conti: la globalizzazione, la finanziarizzazione, l’immigrazione, la moneta unica europea, i vincoli europei, la reazione dei mercati. Si tratta di sei grandi questioni che ci sovrastano. Possiamo contestarle, alcune o tutte, ma non ignorarle. Chi avrebbe mai detto negli anni ottanta che la Cina sarebbe diventata la maggior proprietaria del debito degli Stati Uniti, chi avrebbe pronosticato che la stessa Cina e l’India da paesi sottosviluppati sarebbero divenute grandi potenze economiche? Chi avrebbe mai pensato che l’economia di carta avrebbe di gran lunga superato quella industriale (negli anni ottanta pensavamo semmai all’espansione del terziario), chi avrebbe mai ipotizzato in un mercato unificato che le merci cinesi avrebbero distrutto quelle occidentali per costo di prodotto? E chi avrebbe pronosticato un esodo dall’Africa verso l’Europa coi problemi conseguenti tanto da far divenire l’immigrazione il tema centrale di tutte le campagne elettorali?

E chi aveva ritenuto (qualche minoranza c’era ma non fu ascoltata) che un Europa solo monetaria sarebbe divenuta fragile e controproducente, visto che il primo passo per essere uniti dal punto di vista monetario avrebbe proprio dovuto essere l’unità politica? E come mai nessun paese ha chiesto la rettifica dei parametri di Maastricht dopo la crisi del 2008, preferendo ignorare vincoli che aveva sottoscritto liberamente e non sotto ricatto? E chi si é posto il problema di frenare o governare (ma chi dovrebbe farlo se non l’Europa) mercati che si orientano liberamente alla luce di sensazioni più spesso che non di decisioni? Tutti hanno responsabilità, ci mancherebbe. Quello che oggi non si può fare é far finta di niente, come il nostro governo dei vice presidenti che pensa di vivere ancora negli anni ottanta e non nel 2018. Quello che non si può fare é avere un governo di incompetenti nella società della conoscenza e dell’interdipendenza. In un mondo regolato da meccanismi assolutamente nuovi rispetto a trenta e più anni orsono. Questo perché anche i buoni propositi rischiano di divenire azioni sconsiderate pagate proprio da coloro che a parole si intende difendere. Un paradossale pendolo si agita in Italia. Quello animato da chi dice di difendere i poveri e rischia di danneggiarli. I signori dello Spread non esistono. I fantasmi inventati come nemici siamo tutti noi. Aumentiamo il debito con la spesa corrente e alla fine gli speculatori ci guadagneranno cogli interessi e quelli che il denaro non l’hanno verranno penalizzati da tagli al welfare che, senza denaro a disposizione o col denaro più caro, diverranno indispensabili. Auguri signori del governo. Voi esistete. Ascoltare Draghi dovrebbe essere una vostra priorità.

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