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Come ricordare oggi un 25 aprile

27 Aprile 2021 216 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Se volessimo uscire dalla solita retorica celebrativa di ogni 25 aprile e chiederci che cosa riteniamo attuale di quella dura e sanguinosa lotta che finì in una straordinaria giornata, penso che al primo posto debba ancor oggi essere esaltato il valore della libertà. Come scrisse in un ormai vecchio volume lo storico Claudio Pavone, non tutti combatterono la stessa guerra di liberazione. C’era chi combatteva una guerra patriottica dopo l’invasione tedesca dell’ex alleato a seguito dell’armistizio chiesto dal generale Badoglio l’8 settembre del ‘43 agli alleati, c’era chi combatteva una dura lotta di classe in nome dei principi del comunismo, che non si concluse magicamente il giorno della liberazione provocando in certe zone del paese, anche dopo il 25 aprile, vere e proprie esecuzioni di massa, e c’era chi conduceva la sua battaglia per portare l’Italia nel novero dei paesi democratici. Oggi quest’ultima guerra appare ancora attuale. Una parte consistente del pianeta é retta tuttora da regimi dittatoriali o autoritari. Evidente che se la Cina é un paese dittatoriale, perché esiste un solo partito, da decenni al potere, non si svolgono regolari elezioni e si incarcerano i dissidenti, la Russia, la Turchia, i paesi arabi, sono retti su democrature, come si diceva una volta, cioè su sistemi falsamente democratici, che prevedono più o meno libere elezioni, ma non il rispetto per le minoranze, anzi la loro persecuzione. Se ci pensiamo bene si tratta di un sistema in pericoloso avanzamento. E che in qualche forma, magari più edulcorata, sta prendendo piede anche in Europa, vedi l’Ungheria di Orban e non solo. In Italia questa malata concezione della democrazia é stata fatta propria dai Cinque stelle, nati col proposito di purificare la politica, perché quella precedente il loro avvento era considerata malata, tossica, infettiva, e poi con l’obiettivo di contestare la democrazia rappresentativa, anche se oggi alle prese con le loro divisioni (Casaleggio é ormai fuori gioco con la sua piattaforma Rousseau e rivendica il diritto di essere pagato come un affittuario creditore) e con le loro evidenti contraddizioni (sono nati col proposito di non allearsi con nessuno e si sono alleati con tutti, promuovendo a loro leader chi ha presieduto, con un’indifferenza ultra andreottiana, due governi di segno opposto). Hanno vaticinato il loro “uno vale uno” e sono caduti per impreparazione e imperizia scontrandosi con il valore del merito, hanno vantato la loro indifferenza agli incarichi e oggi stanno combattendo peril terzo mandato. In generale sta emergendo una tendenza, alla luce della crisi sanitaria ed economica che ha colpito il mondo intero tranne il paese che l’ha generata, di considerare la democrazia una sorta di intralcio. In fondo il modello cinese, con una semplice aristocrazia politica al potere, una velocità delle decisioni, una puntuale applicazione delle stesse, tipiche di regimi che non devono discutere, litigare, fronteggiarsi con le opposizioni in liberi Parlamenti e in istituzioni con contrappesi propri delle società democratiche, ha saputo alimentare il più alto sviluppo della storia in cosi poco tempo e per di più sconfiggere il virus per primo producendo l’unico Pil in attivo tra le grandi potenze. E oggi quel modello può consentire ai cinesi di diventare padroni della metà del debito americano, di mezza Africa, e di molti settori produttivi e infrastrutture europee. Il fascino di quel modello sta diventando un pericolo per le democrazie occidentali, ancor oggi sotto il mirino del fanatismo islamista e delle teocrazie mediorientali. Reggerà la democrazia? Questa la domanda inquietante che la stessa Oriana Fallaci si era posta nei suoi libri a fronte dell’avanzata del fanatismo. Reggerà a fronte del più pacifico e per questo più attraente sviluppo del modello cinese e dell’espansione di tanti sistemi autoritari che stanno facendo il bello e il cattivo tempo, come la Russia e la Turchia, nel mediterraneo? Un 25 aprile come questo deve essere caricato del valore della libertà conquistata e oggi tornata in pericolo, perché demolita da tanti interessi colpiti, da tante ingiustizie prodotte, da nuovi miti apparenti. Ricordo una frase di Sandro Pertini: “Non c’é nessuna riforma sociale che valga il venir meno della libertà”. E’ evidente che un continente provato da un’imprevista epidemia, da vecchie povertà che si stagliano all’orizzonte e da nuove tentazioni, possa anche pensarla diversamente. Compito dei socialisti di oggi é quello di difendere le istituzioni della democrazia e contemporaneamente, ma mai conflittualmente, di dare risposte ai bisogni dei popoli.

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