Le mani della Procura sulla città
Si sono spese molte parole sulle numerose, ben 74, incriminazioni che hanno interessato Milano. Dal primo cittadino Beppe Sala all’assessore all’urbanistica (adesso si chiama Rigenerazione urbana) Giancarlo Tancredi (per lui c’é la richiesta dei domiciliari) mentre il carcere é richiesto per il presidente della disciolta Commissione paesaggio Giuseppe Marinoni e il suo vice Alessandro Scandurra. Non ci si fa mancare nulla. Altri inquisiti: dirigenti, funzionari, imprenditori, tra i quali Manfredi Catella, presidente della Coima, autrice dei maggiori interventi per rendere Milano città europea, attraverso la cosiddetta politica dei grattacieli. La procura immagina che esista un cerchio magico ristretto composto da Marinoni tallonato, si pensa, dal sindaco Sala, dall’assessore Tancredi, dall’imprenditore Catella e dall’architetto Boeri, ad approvare progetti e che avrebbe avuto in cambio numerosi incarichi progettuali. Leggendo i giornali, soprattutto il Corriere che a Milano pare essersi di nuovo trasformato, come durante gli anni di Mani pulite, nel giornale della Procura, solo il caso dell’eventuale scambio di favori (attraverso incarichi) dell’architetto Marinoni può suscitare perplessità anche se sarà difficilmente dimostrabile. Per tutto il resto si tratta di telefonate di lavoro che coinvolgono come prassi un sindaco, un assessore, un imprenditore, un architetto. Non capisco da dove nasca quel teorema. E poi se anche esistesse un gruppo di pressione sulla giunta composto da imprenditori e da architetti, che rilevanza penale può avere? Dipende dalla regolarità delle gare d’appalto e dal fatto che ci siano o meno stati favoritismi e pagate tangenti. Di tutto questo non si parla. Di tutto questo non c’é traccia. E allora nascono molti dubbi. Che la Procura di Milano voglia tornare protagonista come lo fu 38 anni fa e che intenda dare un segnale alla politica mettendola in guardia dal non separare le carriere dei magistrati? Intendiamoci bene. La separazione delle carriere che esiste praticamente in tutta Europa, e per la quale ha preso posizione favorevolmente perfino il guru del Pd Goffredo Bettini, non é la fine del mondo. Ma é un simbolo, una trincea, un avamposto per marcare non l’autonomia che non viene messa in discussione, ma il potere della magistratura. Un po’ come l’articolo 18 per la Cgil. Come se oggi in Italia il problema non fossero i salari troppo bassi ma i licenziamenti. Che peraltro avvenivano anche con l’articolo 18 e i reintegri spesso lasciavano spazio ai risarcimenti economici. La separazione delle carriere é una discriminante. Se perfino Di Pietro la benedica, anche lui diventa un traditore. Mani pulite non c’entra. Nel 1992 esplose un rivolgimento politico promosso dalla magistratura che colpì al cuore un sistema già delegittimato dall’89 e i cui primi effetti furono il successo debordante della Lega al Nord e i referendum elettorali vinti. Oggi non c’é alcuna rivoluzione all’orizzonte ma un braccio di ferro, l’ennesimo, tra magistratura e politica. Il motivo per cui si colpisce con colpi devastanti una amministrazione di sinistra in una città industriale, moderna, tecnologica può sfuggire. Ma separare il Pd dalla giunta di Milano questo mi pare che stia riuscendo. Quando la Schlein e Cuperlo difendendo timidamente il loro sindaco e la loro giunta, li criticano perché a Milano non ci sono case a prezzi bassi per giovani coppie e studenti, scaricano di fatto la politica urbanistica oggi sotto esame degli stessi magistrati. Non se ne accorgono? Non credo. Penso piuttosto che intendano lanciare un segnale di supporto a una Procura che per altre vie intende poi raggiungere lo stesso risultato. Se il Pd chiedesse le dimissioni di Sala o anche solo di Tancredi e non li supportasse perché, come dice anche la Meloni (e non rinvango il generale deragliamento disumano di 38 anni orsono che abbiamo pagato sulla nostra pelle), un avviso di garanzia non é una condanna, si mostrerebbe ancora genuflesso alla Procura. Come sempre.







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