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Vitalizi, giudizi e pregiudizi

21 Luglio 2025 273 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sí, sono interessato direttamente anch’io avendo fatto tre legislatura alla Camera e un anno al governo. Dunque dovrei astenermi dall’argomento per il rischio di parlare anche pro domo mea. Ma non resisto a un fiume di falsità, di irregolarità, di illegittimità, di superficialità e di strumentalità che la questione del taglio dei vitalizi ha generato. Si tratta di una farsa, una farsa in tre atti. Atto primo: i Cinque stelle nel 2019, sull’onda della lotta alla casta, hanno fatto votare un taglio retroattivo dei compensi già percepiti, applicando il cosiddetto sistema contributivo. Obiezioni. Un taglio retroattivo é chiaramente anti costituzionale se non “misurato e transitorio”, come prescrive la Corte. Coloro che hanno tagliato i vitalizi, anche i Cinque stelle, percepiscono come parlamentari uno stipendio di almeno tre volte superiore e non si sono tolti un euro e questo sarebbe stato assolutamente legittimo anche se non “misurato e transitorio”. Ma lasciamo perdere, e prescindiamo anche dal fatto che il guru del Movimento percepiva in qualità di consulente e coi soldi della Camera un compenso di 350mila euro annui, dieci volte superiore a un vitalizio medio. Restiamo al sistema contributivo. Questo risale alla legge Dini parzialmente applicata a partite dal 1 gennaio del 1995. Non solo per gli ex parlamentari é stata applicata anche prima inventandosi un quoziente che non esiste, a me dal 1987, ma é stata estesa in modo integrale a tutti. Solo gli ex parlamentari sono dunque oggetto di un taglio retroattivo e non transitorio e solo a loro si applica il contributivo integrale, poiché non c’é nessuno che abbia iniziato a lavorare il 1 gennaio del 1995 e sia già in pensione. Atto secondo della farsa: i soloni del consiglio giurisdizionale, che sono nient’altro che parlamentari designati dai diversi gruppi politici, hanno capito di aver sbagliato i calcoli e hanno ridato, senza che la notizia apparisse sui media, parte del maltolto. Ma stranamente a scalare. A coloro che percepivano molto quasi tutto e a coloro che percepivano poco (ci sono situazioni da mille euro mensili) invece niente. A proposito di lotta ai privilegi. Terzo atto della farsa. Il senato ha accolto i ricorsi e ha reintegrato il tutto e così il Parlamento europeo. E invece la Camera no. La norma era la stessa, i tagli identici, i diritti uguali. E sapete perché? Lo ha spiegato Conte, perché tra chi doveva decidere c’era anche uno dei Cinque stelle contrariamente al Senato. La giustizia à la carte. Quel che é diritto al Senato non lo é alla Camera. Il ricorso era identico e gli avvocati gli stessi.  Il giudizio opposto. Basta un Cinque stelle e voila le jeux sont faits. Conte, che é avvocato, dovrebbe sapere che nel consiglio giurisdizionale i politici devono smettere la casacca e inventarsi giudici. No, Conte non solo mette la casacca e il numero al Cinque stelle, ma rivendica il risultato politico di un giudizio opposto rispetto all’altro ramo del Parlamento, ben anticipato dalle solite soffiate al travaglismo imperante. Roba da matti. Roba da rimandarlo all’Università, anzi al Liceo di Cerignola. E forse alle scuole medie di Volturara Appula.

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