Il caso Gergiev
Dunque il grande direttore russo Gergiev non dirigerà il concerto di Caserta promosso dalla Regione Campania. Cantano vittoria gli ucraini e i filo ucraini e in particolare l’on. Pina Picierno, l’europarlamentare riformista del Pd che aveva lanciato un grido di protesta in quanto Giergiev è amico e sostenitore di Putin e del suo regime. Protestano invece a sinistra i filo putiniani e quant’altri dichiarano l’autonomia dell’arte dalla politica. Sono molto sensibile a questo valore solo che bisognerebbe, per essere credibili, professarlo sempre. Invece non è così. Mettiamo che il filosofo tedesco, ritenuto uno dei più prestigiosi del novecento, parlo di Heidegger avesse tenuto subito dopo la guerra una conferenza a Milano. Heidegger com’è noto non rinnegò mai le sue simpatie per il regime nazista. Siamo sicuri che si sarebbero levati inni alla libertà di riunione? E che dire di Wilhelm Furtwangler, uno dei direttori più celebrati nella storia della musica. Nel 1949 Furtwangler accettò la posizione di direttore della Chicago Symphony Orchestra ma l’orchestra ritirò l’offerta dopo manifestazioni di disapprovazione da parte di diversi musicisti ebrei fra i quali Vladimir Horovitz e Artur Rubinstein. Episodio che non destò certo critiche anche retrodatate. E che dire di Mascagni che era stato fascista e molti teatri per questo non intendevano allestire la sua Cavalleria mentre nella mia città venne cassata per decenni l’Andrea Chenier di Umberto Giordano perché ritenuta controrivoluzionaria? E che dire del fatto che i teatri di Modena e Reggio Emilia scegliessero nella stagione sinfonica solo orchestre russe o dell’Est europeo? Parliamo degli anni caldi quando la musica contemporanea era divenuta mito e rappresentata nelle fabbriche e ascoltata contro voglia dagli operai. Il massimo ripegamento dell’arte della musica alla ricerca del consenso politico. Con scarsi risultati invero. Ma si l’arte e se si vuole ancor più la musica non devono mischiarsi con la politica. Dunque Gergiev e la Netrebko abbiano pieno accesso ai nostri teatri. Sempre però. E questo deve riguardare tutti. Essere libertari a senso unico equivale a essere ipocriti, perchè si tende non a difendere il diritto di ciascuno ma a condividere o meno la politica di ciascuno.







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