La tragedia di Gaza
Non voglio ripetere le premesse che immagino i miei 12 lettori conoscano: le mie storiche simpatie per Israele, il riconoscimento delle sue ragioni storiche, la legittima reazione alla strage barbara compiuta da Hamas il 7 ottobre del 2023 e anche il rifiuto netto della tesi dei movimenti pro Pal che proclamano la Palestina “dal fiume al mare”, cioè l’eliminazione del legittimo (istituito dall’Onu nel 1947) stato di Israele. Da rifiutare anche, ma forse si tratta di un dettaglio, la parola genocidio (uccisione di una razza) a proposito dei massacri di Gaza giacchè più di due milioni di palestinesi vivono in Israele con gli stessi diritti degli altri. Vero, verissimo. Ma il dramma di Gaza non c’entra con tutto questo, anzi scolorisce, e forse tende a cancellare tutto quello che ho riconosciuto. Il vero responsabile di questa carneficina si chiama Netanyahu e la svolta é avvenuta nel 2024 quando, come ricorda Carlo Panella nel suo meticoloso ed esauriente articolo su L’Inchiesta, il ministro della difesa Yoav Gallant e il comandante dei vertici militari Herzi Halev sono stati bruscamente dimessi perché ritenevano che la guerra andasse conclusa nel novembre del 2024, perché gli obiettivi erano stati raggiunti. La strategia é uscita allo scoperto: massacrare e costringere i palestinesi a lasciare la Striscia per occuparla e intensificare il trasferimento dei coloni in Cisgiordania per rendere definitivamente impossibile la creazione di uno stato palestinese. Netanyahu ha affidato il comando politico a Smotricht e Ben Gvir, due fascisti (si definiscono proprio cosi, forse abusivamente) che intendono espellere tutta la popolazione palestinese da Gaza. Per questo e in linea con le posizioni:di Gallant e Halevi si sono dimessi i due ex generali Ganzt e Eisenkot. Dunque almeno da allora la guerra di Gaza ha assunto per Israele, o meglio per il suo governo, un carattere omicidiario e imperialista, e i massacri e l’affamamento della popolazione ne sono barbara conseguenza. Poco importa ormai che le delegazioni americana, israeliana e palestinese (Hamas) non abbiano trovato ieri un accordo almeno sul cessate il fuoco temporaneo. Si dia la possibilità ai giornalisti di tutto il mondo di entrare nella Striscia, si costruiscano corridoi umanitari per sfamare e medicare la popolazione, cessino i bombardamenti indiscriminati, non si spari ad ogni stormir di foglia o di uomo e di bambino. Chi ama Israele si sente tradito. Chi ne riconosce le ragioni ha ben presente che oggi si trova nel torto. Chi ricorda la strage del 7 ottobre non può non avvertire un forte brivido di disgusto e di orrore per il massacro di decine di migliaia di palestinesi. La comunità mondiale si é più volte dissociata. La Spagna e ora anche la Francia hanno riconosciuto lo stato di Palestina, legittimamente governato dall’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania. L’unica soluzione al conflitto é unificare Gaza e Cisgiordania, gradualmente epurata dalle colonie israeliane, sotto il governo dell’Anp e riconoscere il diritto ai due popoli e due stati. Questo sarà possibile se Netanyahu e Hamas non saranno più alla guida dei due contendenti Sarà possibile se l’odio, la morte e la vendetta cesseranno. Forse ci vorrà tempo. Molto di più di quello che pareva ipotizzabile prima del 7 ottobre. Ma altra soluzione se non la pace e la civile convivenza non c’è. E’ uno sforzo che un parente di una famiglia ebrea massacrata da Hamas e che un genitore di figli trucidati dalle bombe a Gaza devono compiere. “Occhio per occhio si diventa ciechi”, amava ripetere il Mahatma. Impossibile?







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