Trump ghiacciato in Alaska
Donald è un uomo di spettacolo. Più precisamente di palcoscenico. Recita a soggetto. E lo fa in parti diverse della stessa commedia. Sempre da protagonista. Come quando insultò Zelensky nella stanza ovale e quando si riappacificò con lui nel tète a tète dei funerali di Francesco. O come quando negò i Patriot all’Ucraina, ordigni difensivi per intercettare i missili russi, e poi li concedette. O come quando minacciò Putin di gravissime conseguenze se non avesse smesso di bombardare per poi accoglierlo su un tappeto rosso e lasciarlo andare senza che lo zar avesse smesso di scagliare una sola bomba. Il Tycoon è fatto così. Tenerlo fermo su una posizione è impossibile. Adesso canta vittoria senza aver ottenuto nulla. Putin vuole tutto il Donbass. Potrebbe forse rinunciare a Zaporiizia e a Kerson? Non si sa perché sono zone conquistate dai russi. Non obietta che vi sia una forza di interposizione tra i confini ma non vuole l’Ucraina nella Nato. Cioè in sostanza ribadisce con qualche marginale concessione tutte le posizioni di partenza. Ma il fatto che è formale e altamente politico ad un tempo è che l’accoglienza riservata a Putin (ci mancava l’applauso come se Putin fosse una star e non un aggressore sanguinario) riabilita il presidente russo giudicato dal Tribunale dell’Aja un criminale di guerra e dunque dai paesi che quel tribunale compongono (non gli Usa per la verità) patibile di arresto. Zelensky ha ricevuto la telefonata di Trump e immagino la difficoltà del presidente americano a spiegargli la sostanza del colloquio di Anchorage e quella del suo interlocutore alle prese col dilemma se cedere la fetta più rilevante del suo territorio all’invasore (quella più carica di petrolio e di diamanti e di metalli preziosi) o di rischiare di rompere con l’alleato americano e di proseguire una guerra col solo supporto europeo. Europa, se ci sei batti un colpo. Se non ora quando? La Meloni è soddisfatta perché i due hanno discusso della possibilità di applicare l’articolo 5 del trattato Nato e cioè di considerare un attacco all’Ucraina, o meglio alla parte dell’Ucraina che rimarrà, come un attacco a tutti i paesi dell’Alleanza. Proposta che la Meloni avanzò per prima. Macron si schiera dalla parte dell’Ucraina senza sapere ancora quale parte vorrà interpretare e Starmer e Merz si dicono convinti che la pace la dovrà negoziare l’Ucraina. Ma nessuno che dica: a prescindere dalla posizione degli Usa l’Eutopa continuerà ad appoggiare anche militarmente l’Ucraina fino a che non le verranno riconosciuti i vonfini del 1991 eccezion fatta per la Crimea, forse. Posizione indubbiamente chiara e coraggiosa ma sappiamo bene poco credibile e forse anche improduttiva. Vedremo le risposte e le evoluzioni conseguenti. Per adesso nel teatrino dell’Alaska Trump e Putin si sono scambiati sorrisi ed elogi. Una nuova Monaco, si è detto. Non credo. Trump non assomiglia a Chamberlain e a Daladier. Questi due giocavano una partita, per dirla con Churchill, per tentare di ottenere la pace a scapito della dignità. Donald per ora non ha ottenuto nemmeno la pace. Quanto alla dignità, dubito che gli interessi.







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