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Ma Putin si prende anche di più?

24 Agosto 2025 222 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Tra poche ore si svolgerà l’incontro tra Trump e Zelensky e poi quello col presidente americano e i leader europei. Diciamo subito che da quel che é filtrato dal vertice di Anchorage Putin sui territori non ha mollato nulla. Anzi ne ha pretesi dei nuovi che non ha ancora conquistato. Vuole tutto il Don Bass anche la parte, circa un 20%, ancora in mano agli ucraini (dunque tutte le regioni di Lugansk e di Donetsk) più i territori delle altre due regioni, quelle di Zaporizija e di Kherson che già sono state prese con la forza, oltre al riconoscimento della conquista della Crimea. In cambio, per questo Trump ha enfaticamente parlato di scambio di territori, concederebbe una piccola insignificante porzione al nord di 440 km quadrati a fronte di una cessione di ben 6600 km del Don Bass. Uno scambio piuttosto squilibrato, pensando che il Don Bass é la regione più ricca di gas, di petrolio, di metalli preziosi di tutto il Paese. Unica novità é l’accettazione, pare, dell’applicazione dell’articolo 5 del Trattato Nato, in base al quale si sancisce che un eventuale attacco alla restante parte dell’Ucraina viene considerato un attacco a tutti i paesi che dell’Alleanza fanno parte, nonché il consenso a formare un esercito di interposizione ai confini delle due nazioni composto dai paesi europei ed eventualmente dagli Usa. Questo accordo non sta in piedi. Se Zelensky lo accettasse sarebbe la sua capitolazione a fronte della vittoria completa di Putin, che si vedrebbe anche togliere tutte le sanzioni e i divieti di carattere internazionale e magari attribuire anche, assieme a Trump, il nobel per la pace. Penso proprio che non lo accetterà. E che non lo accetteranno nemmeno i paesi europei per via di quel paragone tra l’Ucraina e il porcospino ventilata dalla Von der Leyen. Tutto inutile allora? Ci dovremo rassegnare a continuare la guerra? Magari con il relativo disimpegno americano? No. Un negoziato tra parti opposte non può finire come é cominciato e se sulle garanzie future forse si é fatto un deciso passo avanti, sui territori Putin non può pretendere quel che ha chiesto, tra i sorrisi compiacenti dello zio Donald. Qui un terreno di trattativa deve esistere altrimenti il negoziato di Putin si trasformerà in quel che appare a Macron, un semplice ricatto per continuare la guerra. Altri luoghi si devono individuare per continuare i contatti ma su un punto pare che Europa e Usa si trovino concordi. La pace in Ucraina la devono fare gli ucraini. Loro hanno deciso di immolarsi per resistere a una aggressione. Loro devono decidere a quale prezzo si può fare la pace. Zelenksy sa bene che i confini del 1991 non potranno essere ripristinati neppure continuando la guerra per anni, anzi il rischio é che le truppe russe avanzino ancora di più, soprattutto verso Odessa spingendo la Russia a divenire la sola proprietaria delle coste del Mare d’Azov. E l’Europa sa bene che solo i suoi aiuti militari senza quelli statunitensi saranno insufficienti per respingere le armate russe. E per questo, a mio parere, ha ragione la Meloni a voler tenere unite Europa e Usa nel sostegno all’Ucraina. Ma se tutto questo é vero, per provare la buona fede di Putin si inizi a fare dei territori una questione discriminante e a formulare una controproposta. Magari da concertare con Donald che forse non ha neppure capito che se cede su questo non solo non avrà il Nobel ma non avrà neppure la pace. La pace mediante la sospensione di un conflitto é condivisione, non prevaricazione. Se é quest’ultima sarà inevitabile che nei territori presi con la forza inizi e si sviluppi un’altra guerra. Fatta di bombe e di attentati, fatta di guerriglia. Contro il prevaricatore. E che finirà ancora per coinvolgere le forze oggi in campo.

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