Giorgia al centro, sinistra più a sinistra
Una democristiana a sfondo sociale d’impronta fanfaniana. In questa veste Giorgia Meloni si è presentata al tradizionale meeting di Rimini di Comunione e liberazione. Un massiccio aiuto alle famiglie, libertà delle stesse famiglie di scegliersi la scuola pubblica o privata (questa proposta risale al concerto di Martelli e Formigoni), l’annuncio di un piano casa (l’ultimo altamente efficace fu proprio quello di Fanfani lanciato nel dopoguerra). E non solo: condanna a Israele per le stragi a Gaza, appoggio incondizionato all’Ucraina (i droni russi hanno ucciso stanotte 14 civili dei quali 3 bambini), convinta adesione alla Nato ma anche all’Unione europea. I suoi riferimenti ideali a proposito di quest’ultima sarebbero la filosofia greca, il diritto romano e l’umanesimo cristiano. Difficile espungervi l’illuminismo padre delle liberaldemocrazie e l’umanesimo socialista. Ma sarebbe stato pretendere troppo. La platea di Rimini ha l’ambizione di convertire, o di scegliere di essere convertita, dai leader del momento. Fu così per Andreotti, per Berlusconi, per Draghi. E’ così per Meloni che ha aggiunto alle gradite proposte una dose piuttosto alta di commozione. Fino a spingersi alle non furtive lacrime. La platea non è costituita da molteplici persone con opinioni singole. Reagisce tutta insieme. Ha una sola anima che palpita all’unisono. Sembra una folla da stadio che esulta per un gol. E lancia un solo e grande sorriso. Avvolgente. La sua reazione equivale a un’assoluzione o a una condanna da tribunale.Vien da pensare che al meeting i vari leader si preparino e non poco (cosa conosca Meloni del diritto romano non è dato sapere) e che affinino anche i toni alle necessità dell’evento. Certo, sfrondata di tutta questa cornice di orpellerie e di superfetazioni l’immagine di Giorgia, soprattutto alla luce delle scelte di politica internazionale, appare sempre di più come quella di una donna di centro e non a caso Polito parla sul.Corriere di un suo accasamemto tra i popolari europei. E questo le è molto utile per togliersi di dosso quel retaggio da sezione Msi della Garbatella e soprattutto per convincere gli elettori moderati che da che mondo è mondo sono decisivi per vincere le elezioni. Uno si aspetta che la stessa cosa avvenga a sinistra. E invece quel campo largo così decantato si trasforma sempre più nel campo stretto Pd, Cinque stelle e Avs e la tenda riformista auspicata dal guru Bettini è per ora solo una canadese per Renzi. La sinistra è ancora convinta di battere la destra e non considera che questo in Italia non é mai avvenuto. La gioiosa macchina da guerra, barocchismo occhettoano, nel 1994 dovette cedere di schianto al polo berlusconiano, nel 1996 Prodi vinse solo a causa della rottura tra Lega e Forza Italia, nel 2001 Rutelli e il suo Ulivo furono schiantati da Berlusconi. Nel 2006 vinse Prodi per un pelo, ma la sua Unione si sfaldò dopo due anni per manifesta inconciliabilità. Nel 2008 Veltroni firmò il suicidio della coalizione con Di Pietro e Berlusconi vinse per la terza volta. Nel 2013 tutto era pronto e smacchiato per la vittoria scontata di Bersani che non si verificò per la comparsa dei grillini. Letta e Renzi furono poi costretti a governi che includevano parte del centro destra così pure fu nel 2018 quando si allearono Lega e Cinque Stelle e poi Cinque stelle e Pd per poi pasasare a Draghi. Nel 2022 Meloni vinse contro nessuno. Questa é storia. E la storia, dicevano i latini, è magistra vitae. Per tutti, ma non per la sinistra italiana. Cieca, sorda ma tutt’altro che muta, purtroppo.







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