Fascismo, comunismo, Gaza e Kiev
Adesso che lo ha detto e scritto Paolo Mieli i miei due editoriali possono essere gettati nel sacco dei rifiuti o delle cose riprese e rimasticate. Però rivendico la paternità, si potrebbe dire il copyright se fosse una canzone, di due ragionamenti scritti in altrettanti editoriali de La Giustizia, contento che, non mi illudo che li abbia letti, siano stati lanciati e approfonditi da così illustre penna. Il primo: perché definire fascisti (l’interrogativo me lo aveva suggerito proprio Bettino Craxi nel 1974) gli attentati terroristici di estrema destra che insanguinarono l’Italia con bombe in banca e davanti la questura di Milano, e poi a Brescia, sul treno Italicus, alla stazione di Bologna e anche altrove, visto che il fascismo, con tutto il male che se ne può dire, non mise mai bombe e non fece mai stragi in Italia? E soprattutto perché, allora, non definire comuniste le stragi mirate di segno opposto che dopo l’assassinio di magistrati, giornalisti, uomini politici, portarono al massacro di via Fani e al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro? Qui ci sta dietro un ragionamento politico. Sia ben chiaro, l’aggettivo comunista, come del resto anche quello di socialista (sul muro di Berlino ormai caduto volevano impedire a Craxi di firmarsi come segretario del Psi), portano seco una miriade di varianti dai significati diversi quando non opposti. Ma le Bierre, i Nap, Prima linea si firmavano proprio come “nuclei comunisti”. Certo altra cosa era il Pci che li combatteva a viso aperto almeno da quando, nel 1976, iniziò la sua marcia verso le posizioni di governo (che poi non raggiunse). Prima di allora si contestò, non solo il Pci ma anche il Psi demartiniano, la teoria degli opposti estremismi negando ci fosse anche un estremismo armato di sinistra, e definendo le stesse Bierre come fasciste. Negando cioè quell’album di famiglia di cui parlò Rossana Rossanda su Il Manifesto. Poi il Pci teorizzò la fermezza sul caso Moro per non sporcarsi le mani. Anche oggi la parola comunista é quasi scomparsa. Leggo che Landini, ad esempio, sostiene che l’Europa ha conosciuto fascismo e nazismo. Al comunismo nessun cenno. E quando il Parlamento europeo ha approvato una mozione di condanna di tutti i sistemi dittatoriali facendo proprio cenno anche al comunismo, mentre tutti i partiti socialisti hanno votato a favore il gruppo del Pd si é spaccato. Purtroppo in Italia il chiarimento ideale e politico, dopo l’89, é stato bloccato dalla rivoluzione giudiziaria ed é stato scritto un libro di storia quasi all’incontrario. I comunisti sono divenuti socialisti in Europa, democratici in Italia, ma ancora adorano Berlinguer che era comunista. L’espulsione della parola comunista é dettata dalla cattiva coscienza. Non importa che il Pci dal 1981 abbia rotto con Mosca, non importa che tra i due comunismi ci fosse rimasto ben poco in comune. Meglio non pronunciare quella parola che evoca ricordi di errori e sbilanciamenti: dall’Urss alle Bierre, appunto. Secondo: oggi Mieli, in un dettagliato editoriale sul Corriere sostiene che le popolazioni si dividono tra condanne e indifferenza a seconda che si parli del dramma di Gaza o dell’aggressione all’Ucraina. E sì che i morti ucraini frutto dell’aggressione di Putin, difesa da Travaglio a cui ha risposto da par suo Adriano Sofri, sono almeno il triplo delle vittime causate a Gaza dai missili israeliani. Solo bandiere palestinesi si vedono nelle piazze, ai balconi e anche sporgere dalle facciate dei municipi. Ieri addirittura l’aviazione russa ha scatenato il fuoco sul palazzo di governo di Kiev con l’evidente obiettivo di uccidere Zelensky e i suoi che si sono rifugiati nei sotterranei e lì hanno tenuto una seduta dell’esecutivo. All’Ovest niente di nuovo. Hanno ragione Mieli e Margelletti. E ci metto anche più modestamente chi scrive. Credere ancora nella volontà di pace e nella buona fede di Putin é da illusi o da cretini. Putin ha detto chiaro e tondo qual’é il suo intendimento: ricostruire l’Impero, mandato in frantumi da Gorbaciov. Nixon lo predisse nel 1992: “Se Eltsin fallisce, le prospettive per i prossimi 50 anni diventeranno fosche. Il popolo russo non tornerà al comunismo, ma un nuovo e più pericoloso dispotismo basato sul nazionalismo russo estremista prenderà il potere. Se un nuovo dispotismo prevarrà, tutto ciò che é stato conquistato nella grande rivoluzione pacifica del 1991 andrà perduto. La guerra potrebbe scoppiare nell’ex Unione sovietica quando i nuovi despoti useranno la forza per ripristinare i confini storici della Russia”. Non ho mai amato Nixon, ma é esattamente quel che é avvenuto.







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