Che finimondo per un cavillo… a Strasburgo
Quando uno stato bombarda una delegazione nemica che sta trattando con lui, quando approva ulteriori 3400 insediamenti in Cisgiordania per mettere la parola fine a uno stato palestinese, quando si rifiuta di cessare i bombardamenti su Gaza che hanno procurato troppe vittime civili, quando tende a scongiurare con plurimi avvertimenti tutt’altro che amichevoli la Flotilla, un soccorso europeo a metà tra la solidarietà e la propaganda, si deve convenire che anche se si chiama Israele, con tutte le ragioni storiche che si porta dietro e recentemente elencate anche dal figlio di Liliana Segre, questo stato ha perso il suo tradizionale equilibrio e si avvita in una sorta di pericoloso deragliamento. Non so a cosa possa servire la mozione approvata ieri dal Parlamento europeo che invita i singoli stati a riconoscere la Palestina. Si tratta di un atto puramente formale giacché per essere riconosciuto uno stato ha bisogno di esistere. E oggi la Palestina é un territorio diviso in due aree non comunicanti: Cisgiordania, dove l’Autorità palestinese amministra una zona a zigzag, costellata di colonie israeliane sulla cui sicurezza il potere é nelle mani del governo israeliano, e la Striscia di Gaza, guidata per anni da un’organizzazione terroristica e ormai ridotta a una Dresda del 1945. Ma quel che risulta interessante é il modo in cui hanno votato i partiti italiani, che rafforza la tesi della crisi politica del bipolarismo. Anzi della sua impresentabilità viste le profonde divisioni sulla politica internazionale. La Lega salvinian-vannacciana, dopo aver proclamato la preferenza di Putin, che il governo di cui fa parte ha contribuito a combattere, a Zelensky, a cui ha inviato materiale bellico, ha votato contro. FdI, il partito della Meloni, si é astenuto, Forza Italia, che fa parte del Partito popolare, ha invece votato a favore. Dunque la maggioranza di governo non si é divisa in due, ma in tre, quanti sono i partiti che la compongono. “Anziché far la guerra a Putin”, ha dichiarato Salvini, “facciamola alle baby gang e ai maranza. Il mio problema stasera non sono i carri armati russi, sono quelli che trovo in giro per Milano, Roma, col coltello facile che scippano, rubano, stuprano”. Non credo che i polacchi la pensino allo stesso modo, visto che, dopo aver abbattuto 19 droni russi, hanno deciso di ammassare 40 mila uomini ai confini con Bielorussia e Russia. Ma tant’é. Con una posizione opposta si può far parte dello stesso governo. La posizione di Salvini ricorda quella del Pdci di Diliberto che manifestava la solidarietà ai serbi bombardati dal governo di cui faceva parte. E così sul lato opposto. Se il Pd ha votato in modo compatto a favore (é una notizia…), i Cinque stelle hanno votato contro perché nel testo finale non era presente la parola “genocidio” (contenuta nel testo originale dei socialisti e tolta su richieste dei popolari), l’unico verde presente, Leoluca Orlando (ma va, ancora lui?) ha anch’esso votato contro mentre l’esponente di Sinistra italiana, Ilaria Salis, si é astenuta. Se l’unità é una forza la divisione dovrebbe essere una debolezza. Ma si tratta di una debolezza comune. Come dice il vecchio proverbio: mal comune mezzo gaudio. Se non fosse che si tratta dell’interesse e del prestigio dell’Italia. Allora il mal comune diventa danno doppio. Per il presente e per il futuro.







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