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Unità o l’Unità

15 Settembre 2025 148 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Elly Schlein fischiata alla festa dei putiniani d’Italia. Alla kermesse de “Il fatto quotidiano”, ovvero dei Cinque stelle, ha osato difendere Zelensky e l’Ucraina. Antonio Conte applaudito alla festa dell’unità che é in svolgimento a Reggio. La conosco bene, ovviamente, questa festa che si svolge nell’area del campovolo della mia città, da circa cinquant’anni. E’ la festa de l’Unità, quotidiano comunista fondato da Antonio Gramsci nel 1924 in polemica con l’Avanti. Ci lavorano, sono invecchiati però, gli stessi volontari, eroici compagni di tutte le sezioni, ci sono gli stessi cuochi, o i figli di costoro, che piegano i cappelletti e li annegano in un brodo profumato. Ricordo bene, proprio qui, una frase di un militante comunista dopo la Bolognina: “Facciamo ancora la festa? Allora non é cambiato niente”. Bé, proprio niente no. Avete presente il segretario del Pci che viene fischiato alla festa di un altro partito e quello di quest’ultimo partito applaudito invece alla sua? Un po’ diversamente accadde a Berlinguer fischiato al congresso di Verona del Psi a cui rispose il popolo comunista dei funerali di segretario del Pci con un uragano di fischi a Craxi. Cito i due casi perché é cambiata la qualità del rapporto tra i partiti e in particolare tra partiti alleati. Sono i Cinque stelle, il partito più piccolo, che dettano la linea e il Pd che é destinato a seguire per amore di unità. Intendiamoci. Se si fissa la strategia del campo largo qualche sacrificio il partito più grande lo deve pur fare. Ma fino a che punto? Cosa dirà il Pd quando i Cinque stelle ordineranno di non appoggiare più la resistenza ucraina, di definire la strage di Gaza “genocidio” altrimenti di non approvare alcuna mozione che tenda al riconoscimento della Palestina com’é accaduto a Strasburgo? Cosa dirà il Pd incalzato sul ripristino del reddito di cittadinanza e magari su quel 110/100 che ha mandato in tilt le casse dello stato e che é la più grande operazione di prelievo ai poveri in favore dei ricchi? Mi ha stupito Dario Franceschini, con una faccia sempre più scavata e solcata da rughe, frutto del tempo trascorso di uno che le ha vissute tutte a partire dai movimenti giovanili della balena bianca. Ed é ancora lí in prima fila, sempre. Costui, in un dibattito con Conte, ha testualmente dichiarato che le elezioni non si vincono al centro. Forse ignaro, ma non poteva che essere così dal momento che per parte della sua vita egli non ha vissuto, beato lui, in quest’area politica, che la sinistra in Italia non ha mai vinto. E che le delusioni più grandi la sinistra, come nel 1994 o nel 2013, le ha provate quando era sicura di vincere. D’altronde si tratta di una palese condivisione col suo interlocutore che ha addirittura censurato l’alleanza con Renzi provocando la platea con un interrogativo retorico: “Vi fidate di Renzi?”. E la risposta non poteva essere che un coro di “noooo”. Ma sí, dai. Con queste idee la sinistra si avvia forse a conquistare i voti del vecchio Pci che al massimo arrivò al 33%. E allora rifaremo anche la gloriosa festa dell’Unità. Con la U grande e senza paura di fischiare Renzi e di applaudire il compagno Conte. E risponderemo a quel militante comunista del 1989: “Hai ragione. Non é cambiato niente”.

 

 

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