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Chi siamo

23 Ottobre 2025 150 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Proviamo in dieci punti a dire chi siamo, cioè chi sono i socialisti liberali il cui movimento ha preso forma a Montegrotto il 4 di ottobre.

1) La nostra identità contiene ancora le grandi intuizioni del socialismo riformista di Filippo Turati che possiamo così sintetizzare: il socialismo come evoluzione costante “delle cose e delle teste”, fatto di avanzamenti sul piano sociale e di istruzione, di educazione, di cultura del ceto inferiore. Il socialismo come massima dimensione della democrazia, come processo elettorale e poi come rispetto per le minoranze, escludendo qualsiasi forma di dittatura sia pur proletaria, e affidandosi al gioco elettorale. Il socialismo come fedele risposta, in termini di equità e di libertà, al cambiamento dei tempi. Ma anche come profonda revisione del marxismo, come definitiva abiura di una dittatura sia pur provvisoria, come intreccio inestricabile tra socialismo e liberalismo, dunque come socialismo liberale primo interprete del quale fu Carlo Rosselli e fedele prosecutore il Psi degli anni ottanta con il suo Lib-Lab.
2) Non c’é nessuna incompatibilità tea socialismo e liberalismo. Vi é anzi necessaria simbiosi. Può esservi infatti un socialismo non liberale, ma non é quello che intendiamo professare. Il socialismo deve essere fautore di tutte le libertà (di organizzazione politica, di parola, di stampa, di religione, di parità dei sessi, di rispetto delle scelte sessuali di ognuno). Non si confonda il liberalismo col liberismo, che é una sorta di filosofia del libero mercato senza vincoli statali e che é superato dalla globalizzazione. Dunque i socialisti liberali mettono al primo posto, come suggeriva Pertini, il tema delle libertà e si battono in Italia e nel mondo per difendere quei principi ovunque siano calpestati.
3) Una sinistra delle libertà deve promuovere solidarietà verso tutti i popoli che combattono per la loro indipendenza e verso tutti coloro che combattono contro dittature e autarchie. Dunque non solo deve operare all’interno del Paese perché l’Italia diventi una democrazia perfetta superando il suo attuale livello di imperfezione, ma deve apertamente schierarsi dalla parte di quei Paesi, come l’Ucraina, che da tre anni combattono una dura lotta di resistenza contro l’invasore russo, sostenendola economicamente e militarmente, così come deve schierarsi contro tutti i terrorismi compreso quello palestinese, che ha progettato e attuato il massacro del 7 ottobre 2023, ma ugualmente condannando l’attuale governo israeliano per l’orribile strage nei confronti della popolazione di Gaza. Pacifisti autentici, i socialisti liberali salutano l’avvenuto accordo attraverso il piano di pace di Trump e l’unione in esso di tutto il mondo arabo sunnita. Il ruolo di un’Europa unita diventa a questo proposito determinante come terzo polo tra l’alleanza di Shangai e l’America di Trump e il suo imput di “far da sé”. Un terzo polo, certo alleato cogli Usa, un terzo polo di stampo occidentale, ma con un’autonoma capacità di difesa (bene il Defense arm lanciato dalla Von der Leyen anche se si tratta ancora di piani nazionali), e con ministeri della difesa, degli esteri e delle finanze sovranazionali. Gli stati uniti d’Europa siano anche la nostra parola d’ordine. Sbagliato e risibile lo slogan leghista secondo il quale ad un’Europa debole potrebbe corrispondere un’Italia forte. Ad un’Europa debole corrispondono nazioni europee deboli.
4) La lotta per i diritti civili degli anni settanta meravigliosamente guidata dai socialisti e dai radicali, da uomini del calibro di Loris Fortuna e di Marco Pannella, ha raggiunto obiettivi avanzati e impensabili per l’epoca: la legge sul divorzio, la legge sull’aborto, il diritto di famiglia, il voto ai diciottenni. La battaglia referendaria sulla giustizia giusta e in particolare per introdurre la responsabilità civile dei magistrati é stata vinta coi referendum del 1987 ma bloccata, com una legge sbagliata, in Parlamento. Da allora nessuna lotta per la giustizia giusta é stata più appannaggio della sinistra e oggi si assiste a un paradosso e cioè che la riforma per la separazione delle carriere dei magistrati, per lo sdoppiamento dei Csm e per la loro elezione tramite sorteggio (per eliminare la logica dei partiti dei magistrati), sia opera della destra. I socialisti liberali che appoggiano questa riforma sono contrari a una sinistra illiberale e succube della magistratura politicizzata, che già nel biennio giudiziario, con una sorta di colpo di stato, ha impedito la chiarificazione ideale e storica a sinistra. La sinistra delle libertà non ha ovviamente nulla in comune col campo largo dove i riformisti e i liberali sono un’esigua minoranza rispetto ai massimalisti e ai populisti. E naturalmente non ha nulla a che vedere con una destra ancora largamente infatuata di falsi miti. I socialisti liberali contestano questo assurdo bipolarismo all’italiana che é la causa della bassa partecipazione al voto e delle scarse prestazioni di governo da parte di chi vince le elezioni.
 5) Il dogma di un socialismo classista é superato. Di quale classe se quella operaia é divenuta una esigua minoranza? La classe dei lavoratori? Ma quali lavoratori? Quelli dipendenti? Cioè il socialismo dovrebbe rappresentare gli interessi anche dei manager di stato, dei docenti universitari, dei primari, dei direttori degli organi d’informazione che sono, anche loro, lavoratori dipendenti? E non delle partite iva, degli artigiani, dei commercianti, dei tecnici, degli imprenditori che soffrono la crisi? il dialogo coi ceti medi? Ma oggi cosa sono i ceti medi? Dai dati Istat, in un’Italia che non si riesce a censire con esattezza a causa della vasta evasione ed elusione fiscale, si é passati dalla progressiva terziarizzazione a quella che l’Istat definisce la demediocetizzazione, cioè alla crisi di questo ceto, o alla sua crisi parziale. Oltretutto risulta che i ceti medi sarebbero costituiti secondo la denuncia dei redditi anche dai gioiellieri, dai dentisti, da una vasta pletora di imprenditori che guadagnerebbero solo quanto serve per vivere. E’ credibile? Se, come disse Nenni, il nostro compito “é portare avanti chi sta indietro” occorre innanzitutto farsi carico del bisogno di chi soffre la povertà. Sempre seguendo il rapporto Istat del 2024 il 23,1% della popolazione italiana é a rischio povertà o esclusione sociale. Qui più che alle classi sociali bisogna pensare alle situazioni. Un conto é una persona non sposata che guadagna 1300 euro al mese, un conto é una persona che guadagna 1300 euro al mese, con moglie che non lavora e un figlio o due a carico. Nel primo caso si tratta di una condizione sostenibile, nel secondo di una condizione di povertà. Ma la vera emergenza italiana é costituita dai bassi stipendi, fermi addirittura da vent’anni e che tra il 2019 e il 2024 hanno perso il 10,5% del loro potere d’acquisto. Questo dipende in parte dalla bassa produttività italiana, la più bassa rispetto ai grandi paesi europei, ma anche da una contrattazione sindacale che ha sempre considerato i salari subalterni ai cosiddetti diritti, vedasi i referendum della Cgil, e che tuttora considera la legge approvata su pressione della Cisl che propone l’associazione dei lavoratori, sul modello tedesco, nei consigli aziendali (dunque anche per la discussione sui salari) come un’ipotesi da scartare.
6)  Il nostro socialismo liberale non contrappone pubblico e privato, ma semmai ne tenta una conciliazione. Sempre di più il ricorso dello stato al mercato diventa irrinunciabile per l’economia. Non ouò esistere un mercato fai da te senza sovvenzioni, agevolazioni, divieti, limiti, suggerimenti. I socialisti furono fautori dell’economia di piano che ebbe suggello coi primi governi di centro sinistra e costituendo apposito ministero. Ma anche lo stato non può far solo, nei servizi soprattutto, per tutelare e rafforzare il suo welfare. Anche il welfare socialdemocratico deve essere rivisitato e trasformato in quel che definimmo già negli anni ottanta come “società solidale”. Spaventa questa subalternità nei servizi, una subalternità acritica, nei confronti del pubblico. Siamo sicuri che la sanità pubblica, che la scuola pubblica, che l’assistenza e la previdenza pubblica siano modelli? Un socialismo liberale non contrappone pubblico a privato ma offre la possibilità a tutti i cittadini di usufruire del pubblico e del privato. Rinnovandoli, efficientandoli con il ricorso alle nuove tecnologie. Ricordate il famoso bonus da offrire alle famiglie per scegliere la scuola che desiderano per i loro figli? Era intuizione di Claudio Martelli. Certo vanno evitate speculazioni, eccessivi profitti, malversazioni. Il costo per allievo o paziente nelle strutture private a carico dello stato non deve essere superiore a quello delle strutture pubbliche. Il socialismo del XXI secolo deve saper affrontare il grande tema dell’immigrazione, distinguendo tra immigrazione regolare e irregolare, tra diritto d’asilo e migrazione economica. Il diritto d’asilo é tutelato in Italia dall’articolo 10 della Costituzione, e va esercitato da quanti fuggono dalle guerre e anche dalle dittature. Tutto questo va coniugato con la tutela della sicurezza e dell’ordine delle città e dei suoi cittadini.
7) Anche l’emergenza dei giovani e del lavoro femminile (siamo su questo la Cenerentola in Europa) deve trovare un posto rilevante nel nostro socialismo. L’occupazione e la qualificazione del lavoro giovanile e femminile é il vero tallone d’achille di un rilancio occupazionale (sono decisamente aumentati i contratti a tempo indeterminato, in parte merito di quel Jobs act che si intende abolire). Perché non pensare a un patto intergenerazionale e non continuamente alle pensioni, tra scaloni eliminati e legge Fornero da sopprimere? Non ci accorgiamo che cosi facendo tuteliamo i già tutelati?
8) Infine il merito. Un socialismo che non lo riconosca e non lo valorizzi sarebbe fuori dalla storia. Anche del Psi, che con la conferenza programmatica di Rimini grazie a Claudio Martelli lanciò l’alleanza tra merito e bisogno. In realtà per bisogno si intendeva soprattutto quello relativo alle nuove povertà pensando di avere ormai risolto quelle vecchie o materiali. Oggi non é più così, il mancato sviluppo, vincoli europei che tagliano gli investimenti, una classe politica inadeguata hanno fatto crescere le povertà materiali. E per quanto riguarda la valorizzazione del merito basti elencare i numeri delle risorse scientifiche e intellettuali costrette a riparare all’estero. Il merito é oggi non riconosciuto e umiliato.
9) Il socialismo o è revisionista o non é. Una volta il socialismo era revisionista per un confronto ideale (Bernstein, Bauer, Mondolfo, lo stesso Ivanoe Bonomi con il volume “Le vie nuove del socialismo”). La lotta per la difesa dello stato liberaldemocratico é tremendamente attuale, visto che lo stesso é messo in discussione o ignorato nella gran parte del mondo e quando é vigente come in Italia é denso di contraddizioni. La democrazia italiana va letteralmente capovolta. Occorre ridare al popolo sottraendooo alle oligarchie di partito il potere di scegliere i parlamentari reintroducendo le preferenze o il sistema uniniminale. Occorre che le giunte regionali e comunali siano compatibili con la funzione di consigliere, evitando, anche qui, che si costituisca un comitato di nominati più importante di un consiglio di eletti e che si eleggano i consigli provinciali, essendo le province entità storicamente riconoscibili e insopprimibili al contrario delle regioni. Una grande riforma stato e delle sue istituzioni può essere affidata a un’assemblea costituente da eleggere a suffragio universale e con metodo proporzionale.
10) L’elaborazione di un socialismo del futuro deve necessariamente costruire un sistema di rapporti con la tecnica che sta invadendo il mondo. Le nuove tecnologie aprono confini nuovi e problemi tuttora irrisolti e si sostituiscono ormai al linguaggio rimodulandolo e anche semplificandolo. L’Intelligenza artificiale se non gestita e governata aprirà nuovi orizzonti in cui molti lavori saranno eliminati e se ne inventeranno dei nuovi. Questi strumenti sono in mano di pochi e anche la grande finanza e la stessa economia mondiale rischia di finire in mano agli stessi. La rivoluzione tecnologica propone un nuovo problema di libertà e di diritti. La politica sarà, già lo é, strettamente legata agli interessi di costoro. Il socialismo del futuro dovrà avere a cuore valori come pluralismo, parità di accessi, equità fiscale nei confronti di questi colossi, ruolo dello stato nella scansione di diritti, limiti, divieti. Un socialismo liberale non può abdicare al ruolo del pubblico senza ignorare le scoperte scientifiche e tecniche che ci porteranno a vivere in un mondo nuovo.

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