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L’Associazione magistrati si é messa l’elmetto

4 Novembre 2025 115 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il fronte del no alla legge costituzionale per la riforma della giustizia é diviso in due. Ufficialmente il Pd, nel quale non mancano defezioni interne, e i Cinque stelle sbraitano sul pericolo dei pieni poteri, cioè di una sorta di dittatura della maggioranza, sbagliando referendum. Non si capisce infatti cosa c’entri una legge che istituisce la separazione delle carriere dei magistrati, che esiste in tutte le democrazie europee, con la svolta autoritaria. Forse si riferiscono al premierato. E anche su questo… Spiegateglielo, per favore. E poi c’é la posizione di Luciano Violante, sposata anche da Casini e Pomicino, secondo la quale la legge, con la costituzione del doppio Csm, uno per i giudici e uno per i piemme, favorirebbe il potere dei piemme. In che cosa non si comprende bene visto che gli sarebbero sottratte molte competenze, tra le quali quelle disciplinari affidate a un super comitato di toghe e laici. Ma la cosa che appare davvero contraddittoria é che questo presunto eccesso di potere dei piemme sia contestato dall’Associazione nazionale magistrati che é scesa in campo come tale in difesa del no alla legge. Dunque gli stessi piemme contestano questa attribuzione di un surplus di potere? Ne dubito fortemente. A proposito di una Anm che si é messa l’elmetto per combattere questa battaglia di conservazione andrebbero ricordati i confini entro i quali la Costituzione restringe un’azione politica della magistratura. La Costituzione prevede che si possano, con legge, stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati e la legge 109/2006 sanziona come illecito disciplinare “l’iscrizione o la partecipazione sistematica e a partiti politici”. La norma, secondo la Corte costituzionale, é precipuamente diretta a non consentire rapporti stabili tra i magistrati e i partiti politici. Come sostiene Mario Esposito, professore di diritto costituzionale su “Il Riformista”. “si tratta di un punto cardine dell’ordinamento vigente. Ma nel caso del Comitato si è ben oltre l’iscrizione del singolo magistrato ad un partito politico: è l’associazione dei magistrati che si fa partito politico, al fine di convertire il referendum costituzionale nella scelta tra un legislatore che è tale per attribuzione costituzionale e una sorta di “controlegislatore”, che quelle attribuzioni non ha”. Paradossale che l’accusa principale al legislatore sia quella di approvare una legge che lede l’autonomia della magistratura, quella stessa che, divisa in partiti politici (il sorteggio per l’elezione dei membri del Csm é uno strumento per impedirlo) rappresenta invece la più totale subordinazione dei magistrati alla politica. In tutto questo mentre i giustizialisti a Cinque stele agli ordini della grancassa di Travaglio e del Fatto quotidiano restano compatti sul fronte del no, nel Pd, a cominciare da Bettini, Gentiloni, Picierno e altri autorevoli esponenti si schierano per il sì. Incomprensibile la posizione di Renzi e di Italia viva che si é astenuta in Parlamento. Dirà di sì o di no visto che un “non so” non é ammesso? Che dire del Psi che in un manifesto indica di votare invitando a non attaccare la magistratura che attacca ad alzo zero la legge? Difenderà la legge ma non reagirà. Come un pugile suonato.

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