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Con l’espresso Cottarelli nervi calmi, sogni belli

15 Novembre 2025 110 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Carlo Cottarelli é un economista spesso prestato alla politica (era stato anche in procinto di formare un governo, é stato eletto parlamentare nelle fila del Pd), ma é poi rientrato nella sua dimensione di economista di punta. E’ stato commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica con Letta e Renzi. E poi dirigente del Fondo monetario internazionale. Insomma quando parla lui tutti tendono le orecchie. Sì perché in genere le sue parole non sono mai difficili da interpretare come quelle di altri economisti che trattano l’economia al pari dell’astrologia, e perché lui dice cose che ti calmano, ti distendono, ti acquetano. Cottarelli é un ottimo farmaco contro la depressione e il pessimismo. Nell’intervista rilasciata ieri sul Corriere smonta le accuse di Banca Italia e dell’Istat secondo i quali il taglio dell’Irpef quest’anno favorirebbe i ricchi. Per lui é un piccolo incentivo al ceto medio dopo che per due anni gli sgravi erano andati ai più poveri (e verranno mantenuti, come il taglio al cuneo fiscale divenuto strutturale). Sì, tra i 35mila e il 50mila lordi, netti sono 2mila euro al mese, non si é ricchi. Un conto é vivere soli, un altro avere una famiglia da mantenere. Ecco perché, mi permetto di osservare all’eccelso economista, bisognerebbe partire, per verificare il reddito da lavoro (di quello autonomo é meglio non parlare tante sono le evasioni, le elusioni, le moltiplicazioni delle attività e altri ammennicoli), dalle situazioni. Di quelle realmente da ceto medio o di quelle da ceto tendente alla povertà o alla ricchezza. Senza questo conteggio tutto diventa aleatorio. L’ottimismo diventa giustificato dai dati macro. L’Italia contiene entro il 3% il deficit sul Pil, aumenta annualmente dello 0,5 il Pil e il prossimo anno é previsto un aumento dello 0,8, mentre la Germania è ferma allo 0,2 e la Francia allo 0,1. Il debito cresce solo di un punto passando dal 136% al 137. L’occupazione cresce e la disoccupazione scende. Due semplici osservazioni. Una finanziaria da 30 miliardi può far poco, soprattutto se spezzettata così ad assicurare qualche decina di euri in più a questa o quella categoria sociale. Perché non si é pensato a due soli interventi: quello relativo agli aumenti di salari, stipendi e pensioni più disagiate, anche perché tutti gli economisti parlano oggi di de cetomediazzione, cioè del superamento nell’economia di oggi del ceto medio, e di portare la spesa sanitaria vicina alla media europea (oggi in Italia é al 6,2 del Pil mentre la media europea è del 6.9). L’altra é relativa alla posizione dell’opposizione che, esaltata dal progetto del Mandani show, ha parlato di patrimoniale, per non essere da meno. Togliere qualcosa ai ricchi é sacrosanto. Ma cosa e quanto? E soprattutto per quanto? I ricchi, diciamo coloro che denunciano da 300mila euro in su, dovrebbero già pagare le tasse sulle persone e sul patrimonio. Si tratterebbe di tassarle per la terza volta. E diciamo che la maggior parte di loro le tasse già non le pagano in Italia o evadono almeno parzialmente il fisco. Francamente non so a quanto ammonterebbe la cifra risultato di questo prelievo, peraltro di una sola annualità. Ma la sinistra, parlando di patrimoniale, dalla quale si é subito tirato fuori quel furbacchione di Conte, si fa male da sola. Non é al governo per approvarla e paga lo scotto per averla evocata. Meloni, che ha previsto di intascare dalle Banche cinque miliardi perché loro, precisa, guadagnano 44 miliardi di profitti, assicura che la patrimoniale non si farà, finché governerà la destra. Qualcuno tira un sospiro di sollievo. La maggioranza é salva.

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