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C’era una volta in America

11 Dicembre 2025 133 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ormai é evidente che il mondo sia radicalmente cambiato. Trump ci ha abituato a dire una cosa e il suo contrario il giorno dopo. Ma il testo del documento di National security strategy firmato dal presidente americano riprende posizioni e concetti più volte esposti da Trump ed esposti dal suo vice Vance nella recente conferenza di Monaco. Scripta manent e forse questo vale anche per il volubile Trump. L’idea, dunque, che sembra prevalere é questa: fare accordi politici e soprattutto economici con la Russia (Witkoff e Kushner inviati a Mosca sono due immobiliaristi e il secondo genero di Trump e quando si parla di Donald non sai mai quando e quanto pesi il suo interesse personale e quello della sua famiglia), sacrificare subito l’Ucraina e la sua indipendenza secondo i suoi (e di Putin) 28 punti (il documento contiene un’esplicita critica alle proposte europee, definendole irrealizzabili), un solenne disimpegno degli Usa dagli organismi internazionali, Nato (la cui presidenza dovrebbe passare all’Europa cosi come il maggior numero di risorse per sostenerla), e anche gli altri organismi settoriali (già gli Usa sono usciti dall’Organizzazione mondiale di sanità). Terzo: considerare l’Europa in una fase di cancellazione di civiltà, che sarebbe annientata nel giro di soli vent’anni a causa delle migrazioni e di un presunto deficit di democrazia per la demonizzazione delle opposizioni (si riferisce agli estremismi di destra in Germania e Francia soprattutto), e infine mantenere un rapporto vantaggioso con la Cina, alla quale si oppone un netto rifiuto all’ipotesi di conquista di Taiwan. Nel documento non c’é un minimo accenno critico alla Russia di Putin. Se l’asse Trump-Putin (anche Putin non sarebbe estraneo agli affari e godrebbe di guadagni ricchissimi grazie al controllo sotto l’identità di prestanomi di talune risorse economiche russe) si saldasse, ammesso che già non sia stato saldato, l’Europa dovrà decidere cosa fare. E innanzitutto sulla questione ucraina: se continuare ad appoggiare la resistenza ucraina anche a prescindere dal comportamento americano e se affrettare i tempi per l’ammissione di Kiev all’Unione europea. Se anche un compromesso fosse possibile sull’Ucraina (territori in cambio di garanzie, quali, poi, dopo il venir meno degli impegni della Russia formulati nella conferenza di Budapest), tra quanto tempo Putin si prenderà tutta l’Ucraina e tra quanto attaccherà le Repubbliche baltiche? E visto che queste ultime sono nella Nato quest’ultima verrà meno agli impegni solennemente sanciti all’articolo cinque del suo trattato? Evidente che se gli Usa si disimpegnano dalla Nato e decidono di non reagire il compito di Putin verrà alquanto facilitato. Il lato Est dell’Europa esce fortemente indebolito dalle vergognose giravolte del presidente americano a cui pare interessino solo soldi e potere. C’era una volta in America… c’erano una volta presidenti come Kennedy, Nixon, Carter, Reagan che facevano della politica delle alleanze di segno occidentale ed europeo l’asse della loro politica estera. Il mondo era segnato dalla contrapposizione Est-Ovest? E oggi? Oggi é davvero così cambiato coi Brics, la conferenza di Shangai, la Cina che sta divenendo la prima potenza economica mondiale, la Russia alla ricerca del suo impero? Non si tratta ormai più di contrapposizione ideologica, ma la divisione rifiorisce e si allarga pericolosa. Tanto più pericolosa perché la nazione più importante dell’Occidente tradisce i suoi storici alleati e si accorda con una nazione in guerra dell’altro fronte, volta le spalle alla vecchia Europa e ai suoi storici ideali. Una vergogna. Ma l’Europa deve unirsi e attrezzarsi per questa nuova fase. E’assurdo che in queste condizioni ci siano ancora partiti a destra e a sinistra che contestano una politica europea di difesa, di rafforzamento delle spese militari, di coordinamento di intelligence per affrontare la guerra ibrida che é in atto (i droni che hanno sorvolato le basi militari francesi sono l’ultimo dei plurimi travalicamenti) e lo spionaggio, l’inserimento e il finanziamento di agenti in ogni settore dell’informazione, la guerra cibernetica, non possono essere ignorati. Se gli Usa stanziano il 5 per cento del suo bilancio per le spese militari e l’Europa fa fatica ad arrivare al 2,5% (l’Italia é sotto il 2, mentre la Russia é addirittura al 30%) non é sbagliato prevedere da che parte penderà la bilancia. Lo squilibrio aumenta e non diminuisce le tentazioni di guerra. Così come i voltafaccia di Trump favoriscono gli appetiti di Putin.

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