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Il rischio dopo il Venezuela

6 Gennaio 2026 78 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

C’é di bello che Trump dice sempre quel che ha fatto e perché. A lui poco o nulla interessava la validità o meno delle elezioni venezuelane del 2014 che avevano sancito la vittoria di Maduro anziché di Gonzales Urrutia che forse le aveva vinte davvero. E dubito che l’intervento militare di stanotte, che ha colpito siti militari e civili e portato all’arresto di Maduro e di sua moglie, fosse causato dalla droga, dalla difesa della popolazione americana dai flussi di sostanze che liberamente partivano dal Venezuela  e passando dal Messico arrivavano negli stati americani. Sì, Trump ha declassato Maduro da leader del Venezuela a narcoterrorista, dichiarando che lui personalmente sarebbe il capo del Cartel de los Soles, l’organizzazione di trafficanti di droga dichiarata dal governo Usa terroristica. Per lui un’operazione militare in altro stato é in questo senso un’operazione anti terrorismo e non aveva bisogno, per questo, di un via libera dal Parlamento. Questo é un escamotage. Le vere motivazioni mi paiono invece altre due. La prima, come ha osservato giustamente Marco Taradash, quella del cortile di casa evocata dalla dottrina Monroe e cioè di non avere nemici al confine, e in particolare di agire nell’America latina come ai tempi di Nixon, anche se almeno allora esisteva la guerra ideologica contrapposta. La seconda é l’interesse economico. Il Venezuela é dotato di possenti fonti energetiche. Lo ha confessato Trump o se l’é lasciato sfuggire, come gli capita spesso, dichiarando che gli Usa “saranno fortemente coinvolti nell’industria energetica venezuelana”. Chi pensa che il presidente abbia mai agito con altri e più nobili motivi che non non fossero quella degli interessi economici del suo paese (e qui bisognerebbe chiedersi se esista un reale sbarramento tra questi e quelli personali) non afferra il senso della sua “America first”. La legittimità di una scelta per lui non riguarda “astruse” regole di carattere internazionale, ma semplicemente il suo interesse come presidente e quello presunto del suo solo paese. L’Onu, la Nato, le organizzazioni internazionali sono per lui inutili fardelli. Naturalmente lungi da noi difendere Maduro, e decantarlo come vittima e addirittura elevarlo a una sorta di nuovo Allende. Mi aspetto che qualcuno, a sinistra, si esponga in questa blasfema equiparazione. Il carattere autocratico e financo dispotico dell’esercizio del suo potere é ampiamente dimostrato. Può anche essere che l’operazione “mordi e fuggi” di Trump possa portare benefici: chissà, una presidenza Gonzales o addirittura Machado, recentemente insignita del Nobel per la pace. Resta il fatto che come sottolinea Gutterres, segretario dell’Onu, questa azione è un colpo al diritto internazionale. Lo ha dichiarato anche il leader spagnolo Sanchez che pure non ha riconosciuto Maduro come legittimo presidente, mentre Starmer ha solo affermato che la Gran Bretagna non é coinvolta nell’operazione e la Meloni più prudentemente ha osservato che pur non condividendo l’intervento questo le risulta legittimo (ma se é legittimo perché non lo condivide?). Il vero problema é che l’intervento militare di Trump in Venezuela indebolisce il fronte di chi, in nome dell’indipendenza dei popoli e dell’autonomia degli stati, ha sostenuto l’Ucraina a difendersi e la Cina a non invadere Taiwan. Che il mondo si possa dividere fra tre grandi potenze che se ne fregano dei diritti, anzi mal li sopportano, e affermano a qualsiasi condizione il loro potere di ingerenza é ormai chiaro. Che Trump e Putin siano sostanzialmente sodali solo i ciechi non lo avevano capito. Che la Cina sia il vero pericolo degli Stati uniti nel mercato globale era chiaro da tempo. Ma se Pechino invaderà Taiwan Trump non avrà più un’arma politica da giocare. Da sola l’America first coniugata con il ritorno della dottrina Monroe non allargano il fronte degli alleati. Anzi lo restringono in un cappa di nefasto nazionalismo. Mai come oggi esiste la necessità di un altro polo, quella della “democrazia first”, e l’Europa, questo dovrebbe rappresentare, anche per storia: il continente dei diritti e del rispetto della indipendenza e della libertà dei popoli. Ma se non si unisce? Se non si unisce muore non solo l’Europa ma anche il diritto.

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