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Obiettivo Groenlandia

6 Gennaio 2026 93 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La Groenlandia, l’isola non continentale più vasta del mondo, con una densità abitativa che é la più bassa dell’intero globo: addirittura solo lo 0,03 abitante per chilomentro quadrato, é l’obiettivo di Trump. Nella sua storia é stata alle dipendenze della Norvegia e della Danimarca, dalla quale si é distaccata almeno parzialmente attraverso un referendum svolto nel 2008. Il sovrano di Danimarca mantiene però il titolo anche sull’Isola e il governo danese si riserva competenze su finanze, politica estera e militare, contribuendo alla vita dell’isola con una cifra che stanzia ogni anno. Chi pensava che questa area coperta annualmente di ghiacci all’85% e che é popolata più di balene e di foche, di renne e di orsi polari che di persone (solo 55mila gli esseri umani) salisse all’attenzione della cronaca per gli appetiti delle grandi potenze? Già cinesi e russi ci avevano messo le mani, con le loro navi che stanzionano nel porto della capitale Nuuk tuttora e la Cina in particolare ha mostrato interesse per investimenti in infrastrutture della regione. Trump ha cercato di comprarla. Nel 2019 ha ricevuto un secco rifiuto dal primo ministro danese e da quello groenlandese che ha risposto con una punta di orgoglio: “Non siamo in vendita”. Dopo la sua seconda elezione il presidente americano ha rincarato la dose: “La Groenlandia ci serve” e il popolo Maga ha cominciato a disegnare l’isola a stelle e strisce. Dopo il blitz di Caracas che ha portato all’uccisione di 33 cubani, guardie del corpo di Maduro, e al suo arresto e a quello di sua moglie, Trump ha minacciato Cuba, Colombia, Messico e dichiarato come obiettivo immediato la conquista della Groenlandia. Che deve essere americana “in un modo o nell’altro”. Cioè con le buone o con le cattive. E qui il passo, per avere possesso dell’isola, carica di petrolio, di gas, di minerali, di piombo, si farebbe davvero troppo lungo perché aprirebbe un triplice conflitto: con la Danimarca che “in un modo o nell’altro”, ha poteri sull’area, con l’Europa, perché la Danimarca é nella Ue (il francese Gluksman ha proposto di inviare truppe, ma non si sa se francesi, tedesche, comunque europee, sull’isola), e anche con la Nato, della quale la stessa Danimarca é parte. La Kristensen,, primo ministro danese, si agita e fa bene. Perfino Giorgia Meloni, che ha definito “legittimo” il blitz in Venezuela, ha preso le distanze da Trump sulla Groenlandia. Il governo americano si muove già in una logica di sfere di influenza in cui l’Europa é completamente ignorata. La Russia può prendersi tutte le ex repubbliche che vuole e la Cina Taiwan, ma l’America rivendica il diritto di supremazia sull’America latina, sul Canada (ricordate il 51esimo stato americano?). Il progressivo scioglimento dei ghiacci, conseguenza diretta del cambiamento climatico, sta trasformando l’Artico in un nuovo spazio di competizione. Rotte marittime più brevi tra Europa e Asia, accesso a risorse minerarie ed energetiche fino a pochi decenni fa inaccessibili, centralità strategica di un’area che collega Nord America, Europa, Asia e Atlantico settentrionale stanno ridefinendo le priorità delle grandi potenze. E’ perfino comprensibile. Incomprensibile é che Trump schiacci come un carroarmato i diritti di una nazione alleata e di un popolo che difende la sua autonomia. Incomprensibile che l’Europa non batta un colpo. Ha tutto sommato borbottato sul Venezuela con l’eccezione di Macron e di Sanchez, dichiarando a più voci dissonanti. Se Trump invadesse un territorio europeo che pure non fa più parte della Ue ma che é parte di una nazione Ue, allora risponda compatta come può e come deve. Non si devono usare per forza le armi per dissuadere un imperialista. C’é la diplomazia e ci sono reazioni politiche, che devono però essere compatte. Ma la vecchia Europa é addormentata e si culla nei suoi sogni di un tempo che non esiste più. Buonanotte signora.

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