Viva la rivoluzione liberale in Iran
Giovani e non più giovani lottano e muoiono in Iran per la libertà. Una teocrazia disumana e crudele spara sui rivoltosi e li uccide. Sarebbero già oltre 500 i morti e migliaia i feriti e gli arrestati. Si mobiliti la comunità internazionale per aiutare e sostenere questo moto di popolo che chiede di uscire dalle tenebre in cui é stato precipitato un antico e glorioso paese e dalla barbarie a cui é sottoposto. Secondo Amnesty sarebbero oltre 1200 i dissidenti giustiziati nel 2025. Le ragazze che non portano il velo o lo portano male sono criminalizzate dalla cosiddetta polizia morale e qualcuna addirittura torturata e uccisa come il caso della povera Mhasa Amini. Il problema é che soprattutto le giovani generazioni vogliomo vivere come noi. Aspirano a uma vita libera e non sottomessa ai dogni di una religione divenuta stato. L’Europa con la von der Leyn ha assicurato appoggio (ma quale) ai rivoltosi, Usa e israele stanno pensando a un sostegni più concreto, anche se traballano tra una mediazione o un intervento diretto. Il cambio di regime non é obiettivo che appare oggi perseguibile, e il sostegno ai rivoltosi potrebbe essere solo esterno, di mezzi, di denaro, di equipaggiamento. Basterà? Il leader religioso della repubblica islamica Khamenei ha parlato di Trump e dell’Occidente come del nemico. Gli ha fatto eco oggi il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, nel suo intervento alla manifestazione convocata dal regime a Teheran dopo due settimane di proteste contro il governo, che ha definito terroristi i rivoltosi. In Italia tutto tace. Tajani ha solo auspicato che ai manifestanti arrestati sia risparmiata la vita. Gli daranno retta? Molto esauriente l’articolo di Antonio Polito oggi sul Corriere. Ha perfettamente ragione. Ma lo sapevamo da tempo.. Quando scende in campo l’America (e aggiungiamo Israele) si organizzano manifestazioni, addirittura di solidarietà a Maduro, mentre per Gaza si promuove uno sciopero generale. Per gli ucraini da quasi quattro anni bombardati e invasi dai russi, invece nulla. E per i giovani iraniani che chiedono libertà la Cgil ha in mente qualcosa? Un semplice sit-in di protesta davanti all’ambasciata iraniana, magari? Silenzio. I pacifinti, come li definiva il grande Marco Pannella, soffrono sempre del virus dell’ipocrisia. Ma anche gli altri non sono da meno. I partiti di governo hanno la fobia della piazza e sono pervasi del male oscuro del trumpismo ad oltranza. Devono aspettare cosa decida Trump, vero presidente Consiglio? Se interverrà sara “legittimo”, se non interverrà sara “legittimo” ugualmente. E l’Onu, la Nato, tutte organizzazioni delegittimate o in sé o da Trump stanno con le mani in mano. Anzi le mani le hanno legate, da veti e da disfunzioni. Eppure quei giovani ci chiamano. Noi, che siamo cosi poco propensi ad esaltare il nostro sistema democratico, siamo diventati un modello per loro. Non possiamo deluderli. Non dobbiamo fuggire dalle nostre responsabilità. Possiamo solo manifestare, protestare e sollecitare chi può a fare in modo che le aspirazioni alla libertà non finiscano in un mare di sangue. Facciamolo prima che sia troppo tardi.







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