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La Groenlandia fa gola, l’Iran meno

19 Gennaio 2026 119 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque Trump non si smentisce. Che interesse ha l’America a intervenire in Iran? Fatti i calcoli sui pro e i contro il presidente americano avrebbe deciso di soprassedere. Dunque tutto finito così? Con la rivoluzione liberale sopraffatta nel sangue di migliaia e migliaia di giovani sottomessi alla violenza barbara di un terribile regime teocratico, con gli agenti che sparano in faccia ai dimostranti e che entrano negli ospedali e finiscono i feriti, come é stato pubblicato dai mass media di tutto il mondo? Tutto finisce cosi, come Giuseppe Conte auspicava, con nessun intervento esterno e con la permanenza di quel criminale di Khamenei? Non si hanno notizie certe da Teheran dove Internet non funziona e dove le notizie appaiono avvolte del più cupo mistero. Non si hanno notizie certe sul destino delle decine di migliaia di arrestati. Non si hanno notizie certe delle scelte del Mossad e della Cia che erano state dalla parte degli insorti e probabilmente li avevano incoraggiati. E il mondo fa finta di sentirsi assolto, come canta Fabrizio De André nella sua canzone sul maggio francese. Della tragedia dell’Iran non sarà assolto nessuno. Non certo i pacifinti che protestano solo contro l’America, Israele e l’Occidente e trovano le loro responsabilità anche dove non ci sono, come in Ucraina e in Iran. Non una manifestazione che si rispetti, anzi la disposizione che in ogni documento e iniziativa di piazza non ci fosse alcun auspicio ad un intervento esterno e men che meno a un ritorno di un Palevhi. il mondo va così. Anziché chiedere la caduta di una orribile teocrazia responsabile di una carneficina, chiedono che non si restauri il regime precedente, certo non a misura d’uomo e ugualmente intriso di sangue. E paiono cosi rassegnati e in fondo anche soddisfatti che Khamenei, nemico di Israele amico dei terroristi, resti al suo posto. Tanto il tema oggi è un altro. E’ l’Artico, ricolmo di petrolio (il 16% di quello mondiale), di gas, di preziosi minerali e una rotta, date le de glaciazioni, importante per congiungere oriente e occidente, a due passi dal Canada, ma di storica dipendenza danese. Agli annunciati ulteriori dazi per tutti i paesi che hanno concentrato manipoli di militari sull’isola, come improbabile deterrenza a un’invasione americana, anche la timida reazione della Meloni pare un’eclatante novità. Avrebbe sconsigliato Trump di andare in quella direzione anche se l’Italia i suoi soldati non li ha mandati e non li manderà. D’altronde il presidente americano non molla. Dice che la Groenlandia gli serve. La nuova politica estera americana, travalicando ogni diritto, pare solo ispirata all’interesse economico. Poco importano le opinioni dei groenlandesi, come rimarca Angelo Panebianco sul Corriere, poco importa la contrarietà di un paese Nato, la Danimarca, alla cessione dei suoi storici diritti che mantiene, nonostante la sostanziale indipendenza dell’isola, alla politica estera e di difesa, poco importa la reazione unanime dei paesi Ue. Gli serve e si sbraghi pure la Nato e chi se ne frega di un piccolo paese che fa la voce grossa come la Danimarca e che la Ue, anche se adesso un numero di telefono ce l’ha, reagisca.“Quante divisioni ha”, come disse a Yalta Stalin del papa? Ritorna la prevalenza della forza sulla ragione. E noi parliamo di diritto internazionale? Facile capire che se l’Europa vuole contare deve dotarsi di una forza, e preventivamente di una unità. Senza l’unità e la forza altro che la Groenlandia sarà costretta a cedere. Come sono lontani i giorni di Sigonella in questo 19 gennaio, ventisei anni dopo la morte del suo protagonista…

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