L’Alta corte disciplinare
Prima di entrare nel merito di questo nuovo istituto, così completando l’illustrazione della legge sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, vorrei premettere una serie di risposte di merito alle polemiche, quando non alle offese, che si rivolgono al fronte del sì e in particolare a coloro che voteranno e faranno votare sì pur non appoggiando il governo di centro-destra. Quella del fascismo é la più stupida e anzi contraddittoria possibile. Fu proprio il fascismo, infatti, con il regio decreto del 30 gennaio 1941, ministro della Giustizia Dino Grandi, a unificare le carriere dei giudici e dei piemme. E in Costituzione fu mantenuto lo stesso ordinamento per evitare proprio un’eccessiva indipendenza della magistratura a causa della naturale continuità di essa con quella del vecchio regime. Già ho citato gli interventi di Calamandrei e di Togliatti sull’argomento. E facciamo punto. Poi si passa al disegno cosiddetto autoritario del quale questa riforma sarebbe un tassello. Io francamente non capisco di cosa si tratti. Se é per via del premierato al quale sono personalmente contrario non capisco come si possano rapportare le due leggi. Quella sull’ordinamento giudiziario é una legge che da maggiori garanzie, e non minori, ai cittadini, che prefigura giudici più indipendenti dai piemme e anche dalla politica, che tenta di separare col sorteggio i membri togati dai partiti dei magistrati e i membri laici dalla loro lottizzazione tra i gruppi parlamentari. Dunque, ultimo argomento, secondo il quale, mancando di questioni di merito, i nostri avversari accusano la legge, ma non si capisce in quale articolo, e cioè la presunta volontà di sottomettere il piemme al potere politico. Si dice erroneamente di volere sottomettere il potere giudiziario, che non é un potere ma solo un ordine, al potere legislativo. E non é questione formale. Perché gli ordini della giustizia devono applicare le leggi del Parlamento. E qui si apre un capitolo a parte sul protagonismo dei magistrati, dell’Anm e di magistrati televisivi, invece, a contestare una legge dello stato e fare campagna elettorale. Il che a me pare francamente incostituzionale. Ma andiamo oltre. Non si capisce da quale lettura questa stravagante interpretazione del disegno autoritario fuoriesca. Che i piemme siano nominati per sorteggio senza interferenze politiche questo é certo. Poi si vedrà nei decreti attuativi esattamente la tecnica. Ma certamente il governo e il parlamento non ci metteranno il naso. Dunque l’accusa é come quella al re nudo. Tutti lo vedevano cosi ma dovevano dire che era vestito. Tutti possono leggere gli otto articoli della legge ma ce n’é un altro, la post verità della quale parla Augusto Barbera, un nono articolo inesistente. Ed é la sottomissione del magistrati al potere politico. La post verità é come il bis pensiero de La forza del destino. E vengo all’Alta corte di disciplina. Questa istituzione di nuovo conio, si compone di 15 membri, dei quali sei giudici, tre piemme, tre scelti dal presidente della Repubblica e tre dal parlamento sulla base di requisiti chiari (professori universitari in materie giuridiche e avvocati di lungo conio). Questo istituto sottrae al Csm i compiti di impartire punizioni ai magistrati che lo meritano. I motivi sono due. I precedenti dei due magistrati di Napoli che hanno imbastito la tragica vicenda di Enzo Tortora e che sono addirittura stati premiati, uno al Csm e l’altro alla guida di una procura. Incredibile? Ma no. Dal momento che il Csm destina premi e punizioni in base a trattative tra le correnti politiche. Il secondo motivo é che in nessun caso gli organi di disciplina, nemmeno in un’organizzazione politica e nel più sperduto circolo di montagna, sono quelli di governo. Solo il Csm assommava le due. Dunque si tratta di una struttura normale, che razionalizza l’autogoverno della magistratura, peraltro, l’aritmetica non é un’opinione a larga maggioranza composta da magistrati.







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