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Gratta, gratta… vien fuori Gratteri

17 Febbraio 2026 78 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dopo l’accusa di fascismo questa ci mancava. Non l’ha lanciata un personaggio qualsiasi, ma il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, ex magistrato anti mafia in Calabria. Gratteri, punta di diamante, nonostante sia un magistrato in carriera e con responsabilità di rilievo, nella battaglia per il no alla modifica dell’ordinamento giudiziario, si é lasciato andare in una sconcertante accusa a chi voterà si: “Voteranno si”, egli sostiene, “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Ora, già l’intruglio di questi soggetti é difficilmente digeribile per un liberale. Gli indagati non sono gli imputati e questi ultimi non sono i condannati. La giustizia e ancor più la Costituzione parlano di non colpevolezza fino all’ultima sentenza, ma Gratteri preferisce metterli tutti nello stesso fascio di bitume, assieme alla massoneria deviata. Dagli indagati, agli imputati a Licio Gelli ovviamente. Assieme, ci mancava, ai centri di potere, non specificando quali e di quale potere si tratti, che “non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Cioè con la giustizia attuale che certo non si può dire efficiente e che resterebbe tale e quale se passasse il no patrocinato da Gratteri. Poi Gratteri ha precisato che le sue affermazioni erano state rilasciate con riferimento alla sola Calabria. E i calabresi avranno gioito per l’esclusiva. Personalmente giudico le frasi di Gratteri in palese conflitto col dettato costituzionale che obbliga i magistrati a rispettare e ad applicare le leggi, non a formarle o contrastarle. E’ già avvenuto durante Tangentopoli che il Pool di Milano non applicasse le norme che sovraintendono alla carcerazione preventiva (reiterazione del reato, pericolo di fuga e manomissione delle prove) ed applicasse una nuova norma non prevista dalla legge, quella del carcere ai fini di confessione. Cioè del carcere come tortura. Ed é accaduto, ancora, che il segreto istruttorio venisse palesemente violato e si concordassero con i principali organi di informazione i loro titoli d’apertura, quasi sempre identici. Poi, infine, quando il Pool si presentò in televisione, in forma esplicita di empeachement per bloccare la firma del presidente della Repubblica a un decreto del ministro della Giustizia. E accade anche oggi, con una legge approvata per due volte dalla Camera e dal Senato, che l’Anm si trasformi in comitato del no e che uno dei suoi più famosi magistrati si scagli così violentemente, in barba al rispetto parlamentare e all’articolo 104 della Costituzione che configura la magistratura come “un ordine (non un potere), autonomo e indipendente da ogni altro potere”, contro gli italiani che sono intenzionati a votare sì a una legge dello stato. Ma tant’é. Siamo in Italia, un paese anomalo pressoché in tutto. Siamo l’Italia, un paese in cui un magistrato offende chi non la pensa come lui in un referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Pensate se chi fa la campagna per il sì a Napoli si trovasse per qualche motivo ad avere a che fare con Gratteri e con la sua convinzione che costui sia oggettivamente colluso con la massoneria deviata e coi “centri di potere che non vogliono una giustizia efficiente”. Non vorrei essere nei suoi panni

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