Quinta obiezione. La singolare tesi di Violante
Luciano Violante é uomo d’esperienza sia in campo giudiziario che politico. E’ personaggio che ha saputo cambiare idea. Penso a Tangentopoli e all’appoggio concesso ai magistrati del Pool a protezione del Pci-Pds, seguito da una valutazione critica di quegli anni e anche al riconoscimento postumo ai ragazzi di Salò nel tempo in cui presiedette la Camera dei deputati. Violante ha una sua tesi a proposito della riforma che andrà a referendum confermativo il 22 e il 23 marzo. E cioè che creare un Csm solo per i piemme sia pericoloso in quanto gli stessi aumenterebbero il loro potere, si eleggerebbero da soli, manterrebbero un rapporto privilegiato e addirittura esclusivo con la polizia giudiziaria e si trasformerebbero in super poliziotti. La tesi di Violante merita di essere approfondita. Con due obiezioni innanzitutto logiche. La prima. Se i piemme aumentassero il loro potere perché la stragrande maggioranza di loro é contraria alla riforma e si agita tanto? Forse l’aggiunta di potere questi ultimi la rifiutano? Poco credibile, conoscendo la tendenza di molti di loro di debordare. La seconda. La tesi di Violante é all’opposto della accusa che Pd e alleati rivolgono alla legge. E cioè di voler prima o poi portare il piemme sotto le grinfie dell’esecutivo. Delle due l’una: o il piemme é troppo autonomo con la legge o lo é di meno e lo si vuole condizionare politicamente. Non si possono rivolgere alla legge due critiche opposte, per il principio aristotelico della non contraddizione. Anche nel Pd, che di contraddizioni se ne intende, dovrebbero conoscere, almeno di nome, il vecchio filosofo.







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