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La posta in palio

24 Febbraio 2026 112 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mi stupisco che la principale motivazione dei sostenitori del no consista nella difesa della autonomia e della indipendenza della magistratura. Non capisco dove esista questo pericolo di metterla in discussione negli otto capitoli della legge. Premetto che un Csm eletto dalle organizzazioni politiche dei magistrati a cui é iscritto solo un 25% del totale delle toghe non rappresenta certo un modello di indipendenza e di rappresentanza democratica, oltretutto spalleggiato e orientato com’é adesso da una Associazione nazionale magistrati la cui propensione a trasformarsi in soggetto politico è ulteriormente confermata dalla discesa in campo come Comitato per il no al referendum. Da cosa si giustifica questa preoccupazione secondo.la quale con questa legge il Parlamento e addirittura il governo vogliano sottomettere la magistratura? Perché anzichè uno vengono costituiti due Csm (uno per i giudici e uno per i piemme), come Vassalli aveva esplicitamente richiesto pena il venir meno della efficacia del suo codice di procedura penale? Per lo strumento del sorteggio per l’elezione dei due Csm? Ma il sorteggio della quota togata mica lo fa il governo e neppure il Parlamento ed entrambi i Csm saranno composti esattamente come prima (20 togati e 10 laici anch’essi sorteggiati) e presieduti entrambi dal presidente della Repubblica. Per l’istituzione dell’Alta corte di disciplina che è composta di 15 membri dei quali nove, e cioè la maggioranza, sono magistrati? Si dice che bisogna valutare quello che non c’è scritto e quello che potrà succedere domani. Sinceramente non riesco a interpretare parole che non ci sono e non sono un indovino. Per leggere il futuro ci vorrebbe un aruspice. Ma non è il futuro l’oggetto del referendum. E’ solo una legge. So invece quale sarà il futuro se vincerá il no. E cioè che tutto resterà com’è per molti anni ancora. E di riforma dell’ordinamento giudiziario non si parlerà più. L’Italia resterà l’unico paese europeo senza separazione delle carriere dei magistrati e in assoluta contraddizione col codice Vassalli e con l’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, con elezioni del Csm da parte di liste composte dalle associazioni politiche dei magistrati che si spartiscono nomine e prebende, con una commissione interna al Csm che valuta i provvedimenti disciplinari in base all’appartenza di ciascuno a una corrente politica e non in base alla responsabilità dell’errore compiuto e capiterà ancora che i piemme di un nuovo caso Tortora vengano premiati e non puniti. Questa la conseguenza certa della vittoria del no. E la posta in palio al referendum del 22 e 23 marzo.

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